Plum cake alle Carote con Mandorle e Cioccolato senza glutine senza lattosio

Adoro le carote e in questo ultimo periodo ne mangio tantissime, non solo fanno bene ma sono anche buonissime! Ieri ho pensato di prepararci anche un dolcetto, leggero ma allo stesso tempo goloso. Ecco allora il mio PLUM-CAKE alle CAROTE, con MANDORLE e CIOCCOLATO, da inserire nella nostra Rubrica “Bellissime Mamme”. Una torta senza glutine e senza lattosio, perfetta per le mie intolleranze e adatta anche ai più piccoli di casa. Mettiamoci ai fornelli!

Ingredienti:

450gr di carote
350gr di mandorle pelate
200gr di zucchero integrale di canna
2 uova
150gr di farina integrale di riso
150gr di gocce di cioccolato senza glutine e senza lattosio
20gr di polvere lievitante senza glutine

Spuntate le carote, raschiatele, lavatele, asciugatele e tagliatele a pezzetti. Unite nel frullatore lo zucchero, le mandorle, le carote e tritate tutto. Versate il tutto in una ciotola e unite le uova una alla volta, mescolando bene. Aggiungete la farina, il lievito e le gocce di cioccolato. Continuate a mescolare con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Rivestite uno stampo da plum-cake con carta da forno inumidita e versate il composto livellando bene. Infornate a 180° per 40/45 minuti. Non vi resta che aspettare che si raffreddi per togliere dallo stampo e gustare questo buonissimo Plum-cake!

20170914_185736

20170914_18591020170914_190053

Con questa ricetta partecipo al Contest “The Free food Lover”

banner-inst

Con questa ricetta partecipo al contest “the mystery basket” di La mia famiglia ai fornelli, ospitato questo mese dal blog I biscotti della zia”

Ciambella Romagnola all’Anice

In queste fredde giornate il momento della merenda è quello più atteso dalla ciurma, senza escludere l’eroe di casa, il nostro papà, che nel week end adora trovare sempre in tavola un dolcetto da inzuppare in un thè caldo o in una tazza di latte tiepido. La ricetta di oggi è una delle sue preferite, un dolce semplicissimo, leggero e profumato, grazie al liquore all’anice, che conferisce a questa ciambella romagnola, senza lattosio, un sapore caldo e avvolgente! Questa è la ricetta di questo mese per la Rubrica “L’Angolino del Papà”, una ricetta perfetta per i bambini grandi di casa! 😉

Ingredienti:

500gr di farina
300gr di zucchero
200gr di burro senza lattosio
3 uova
½ bicchiere di latte di soia
½ bicchiere di anice
1 bustina di lievito per dolci
Scorza limone grattugiata
Granella di zucchero per decorare

In una ciotola unire la farina con il burro ammorbidito, le uova, lo zucchero, il latte e l’anice. Lavorate bene tutti gli ingredienti con l’aiuto di una spatola sino ad ottenere un composto liscio e senza grumi. Aggiungete il lievito e la scorza del limone grattugiata e mescolate bene il tutto.
Imburrate e infarinate uno stampo da forno ovale, versate il composto, ricoprite con la granella di zucchero e infornate a 170° per 30minuti.

20151019_172201

Fate raffreddare, tirate via dallo stampo e gustate questo tipico dolce romagnolo reso ancora più particolare dal profumo e dal sapore di anice.

20151019_192001

20151019_192058

20151019_192008

Ciambella senza glutine con Banane e Nocciole : C’era una volta … La Fata nella Nocciola

“E’ tutta sola, Lola,
la fata della nocciola
ma si consola.
Delicata, bionda carina
è la fata, della brina.
Nutrita da scoiattoli, circondata da usignoli,
dai loro voli.
Saltella trai fiori tra mille colori,
E’la fata dell’ arcobaleno,
del cielo, sereno,
della gioia della serenità.
Fin’ora nessuno l’ha vista, la vedrà
Vive, in un albero cavo custodita,
da scoiattoli. Lola è piu’ piccola della
fata madrina.
E’ una fatina.”
(fiaba copiata dal sito Ti racconto una fiaba)

Per rendere omaggio a questa bellissima Filastrocca, che la piccola Greta adora, abbiamo preparato un dolcetto buonissimo: una CIAMBELLA senza glutine e senza uova con NOCCIOLE e BANANE. La cosa particolare di questa ricetta è la farina che abbiamo utilizzato: la farina di Vinaccioli. I vinaccioli sono semplicemente i semi contenuti negli acini di uva, sia bianca che rossa. L’acino è costituito dalla buccia, dalla polpa e proprio dai vinaccioli. La farina di vinaccioli si ricava proprio dai semi di uva essiccati e macinati finemente dopo la separazione dall’acino e l’essiccatura. La farina di Vinaccioli, naturalmente priva di glutine e lattosio, può essere tranquillamente utilizzata in cucina associandola ad altre farine. Ha un colore bruno, con un sapore intenso e sentori di nocciola, quindi perfetto per questa nostra ricetta! Che dite, ci mettiamo ai fornelli?

Ingredienti:

100gr di farina di Vinaccioli
100gr di farina di riso
50gr di farina di nocciole
16gr di lievito senza glutine
100gr di zucchero di canna integrale mascobado
100gr di olio di girasole
300gr di banane
130gr di latte di riso
50gr di nocciole senza buccia

In una ciotola mettete le banane tagliate a pezzetti con lo zucchero. Schiacciate il tutto con una forchetta creando una specie di pappetta. Versate piano pianto il latte e l’olio e mescolate bene. Aggiungete le farine e il lievito setacciati e continuate a mescolare il tutto. A parte tritate le nocciole grossolanamente e aggiungetele all’impasto. Ungete e infarinate uno stampo da ciambella, versate il composto e infornate a 180° per 40/45 minuti circa, facendo sempre la prova stecchino per vedere la cottura.
Una volta cotta, sfornate, fate raffreddare, togliete dallo stampo e spolverate con zucchero a velo a piacere (mi raccomando senza glutine per gli intolleranti e celiaci).

20170917_154851

20170917_155022

Soffice, leggera e dolce… una vera bontà!

20170917_155009

Con questa ricetta partecipo al BELLISSIMO contest The Free Food Lover della mia carissima amica Leti (Senza è buono) in collaborazione con Shake Your Free Life.

banner-inst

 

 

 

Torta rustica con Pollo, Bietole e Pomodorini: “Bad Moms”

Avete mai visto il film “Bad Moms” Mamme molto cattive? Proprio l’altro giorno lo trasmettevano su Sky e ho deciso di vederlo! A parte le grandi risate che mi sono fatta (e ridere fa sempre bene) mi sono resa conto che proprio come loro, fra lavoro, casa, figli, marito e suocera (nel mio caso) trovare il tempo per se stesse è un’impresa. Essere mamma è una delle cose più belle che mi siano capitate ma nello stesso tempo mi sono resa conto che tutte le mie energie, tutto il mio essere, è stato assorbito da questo meraviglioso ruolo insieme a quello di moglie (mai trascurare il proprio marito), di donna delle pulizie (maledetta casa) e da brava nuora.  E io ?? I lavori saltuari non sono un grande aiuto, anzi sono ancora più un impegno che sommato a tutto il resto, manda in tilt!  Bisognerebbe proprio diventare un po’ “cattive” o meglio “egoiste”: ritagliare tempo per sé è estremamente importante! Svagarsi, rilassarsi, respirare a pieni polmoni ci permette di assorbire energia positiva così da utilizzarla al meglio per migliorare la qualità del tempo e della relazione con i figli e la famiglia. Ed ecco allora che arriva il momento di riprendere in mano le redini della propria vita e andare avanti con coraggio: dedicando a noi stessi un po’ di tempo non vuol dire non volere bene ai propri figli o alla propria famiglia. Vuol dire volere bene a se stesse! Il primo passo è rimettermi ai fornelli  preparando qualcosa di buono come piace a me. Adoro mangiare ma mi piace anche rimanere in forma. Nei miei piatti cerco di conciliare sempre questi due aspetti: il mangiare SANO con GUSTO! Il piatto di oggi è il vero esempio. Le torte salate, ricche, profumate, gustose e sane, sono uno dei miei piatti preferiti. Oggi ho deciso di prepararla usando una sfoglia senza glutine e di farcirla con dolci pomodorini (che per nostra fortuna troviamo ancora al mercato), petto di pollo a pezzetti aromatizzato al limone e alla curcuma e delle buonissime bietole saltate in padella con aglio e peperoncino. Una spolverata di gomasio (ottima alternativa al sale e composto solo da semi di sesamo biologici e sale marino integrale, ricchissimo di proprietà ) che uso tantissimo ultimamente in cucina, e la torta salata è pronta!

Cosa c’è di meglio che sedersi a tavola dopo una lunga giornata e gustare uno dei tuoi piatti preferiti? e dire … buon appetito ciurma con un grande sorriso e tanta leggerezza!

Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia senza glutine
500gr di bietole lessate
1 spicchio di aglio
peperoncino q.b.
200gr di petto di pollo
curcuma q.b.
100gr di pomodorini ciliegino
1 limone bio
olio evo q.b.
sale q.b.
gomasio q.b.

Tagliate il pollo a pezzetti (se trovate gli straccetti di pollo già pronti tanto meglio), mettetelo in una ciotola, unite 1/2 limone spremuto, la buccia grattugiata, la punta di un cucchiaino di curcuma, un pizzico di sale, mescolate il tutto e lasciate marinare mezz’ora. Nel frattempo riscaldate due cucchiai di olio in una padella, aggiungete lo spicchio di aglio schiacciato, un po’ di peperoncino e le bietole lessate. Fate insaporire per bene la verdura, unite poi i pomodorini lavati e tagliati a metà e lasciate cuocere per qualche minuto in modo che i pomodorini si ammorbidiscano e tutta l’acqua evapori. Spegnete la fiamma, togliete l’aglio, versate il tutto in una ciotola e lasciate raffreddare. Nella stessa padella versate il pollo con il succo e cuocete a fuoco basso fino a cottura. Lasciatelo piuttosto morbido perché andrà in forno per almeno 35 minuti e se troppo cotto rischierete di avere un ripieno di pollo asciutto.
Una volta pronto non vi resta che preparare la torta salata: stendete la sfoglia in una teglia, versate il mix di pollo, bietole e pomodorini, spolverate il tutto con il gomasio e infornate a 190° per 35/40 minuti circa o fino a quando la sfoglia non è cotta e colorata.

Personalmente preferisco gustarla leggermente tiepida, così da sentire tutti i sapori!

Amiche mamme, per il nostro appuntamento mensile con la Rubrica “Bellissime Mamme” condivido con voi questa semplice e buona ricetta! Ci rivediamo il mese prossimo!

Pepite al cioccolato: la medicina contro l’influenza

Certo che questo tempo è veramente strano: la mattina presto il freddo è tagliente e l’umidità ti entra nelle ossa. Poi appare il Sole debole e nello scorrere delle ore inizia a riscaldare fino a salire in alto nel cielo e illuminare ogni cosa fino quasi ad accecare. Non ricordo un ottobre cosi, se non fosse per i colori della natura, dal verde all’arancione, passando per il giallo fino al rosso, penserei di trovarmi in primavera. Un tempo fantastico, giornate bellissime, senza troppo caldo né freddo, il riscaldamento ancora spento (che bellooooo!) , e i primi virus parainfluenzali svolazzano allegramente nell’aria, colpendo tantissime persone!  Vuoi che la ciurma esca indenne da questa ondata? Ma scherzi? Ad essere colpita è la più piccolina, la mia principessina Greta: febbre alta, tosse forte, naso che cola! Insieme a sciroppi, tachipirina e lavaggi nasali, ci sono montagne di coccole e tante cose buone per tirarla su, come il CIOCCOLATO, medicina naturale contro ogni male! E’ proprio il cioccolato l’ingrediente principale di questi deliziosi BISCOTTI, senza glutine, con farina di sorgo e zucchero integrale di cocco. Golosissimi ed ottimo premio dopo aver buttato giù un cucchiaio di cattivo sciroppo: biscotti trasformati in “pepite” per i bimbi coraggiosi!

Vi lascio la ricetta e torno a coccolare la mia piccola Principessa!

Ingredienti:

200gr di farina di sorgo senza glutine
100gr di farina di riso senza glutine
120gr di burro senza lattosio ammorbidito
120gr di zucchero integrale di cocco
1 uovo
80gr di cioccolato extra fondente senza glutine grattugiato
1 cucchiaino di lievito
zuccherini per decorare q.b.

Unite tutti gli ingredienti all’interno di un mixer e amalgamare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Dare la forma di una palla, ricoprire con la pellicola e tenere in frigorifero per almeno 1 ora.
Trascorso il tempo, riprendete la palla, staccate un pochino di impasto per volta e formate delle palline che schiaccerete leggermente. Decorate a piacere e disponete su una placca da forno rivestita di carta forno.
Infornate a 180° per 15/20 minuti circa.

Polpette di fagioli: C’Era una Volta… Giacomino e il Fagiolo Magico

GIACOMINO E IL FAGIOLO MAGICO

“In una casetta di pietra vivevano, molti e poi molti anni fa, una povera vedova e il suo unico figlio, che si chiamava Giacomino. Non possedevano che una mucca. La mucca dava loro ogni giorno una certa quantità di latte, e con la vendita del latte i due campavano, seppure miseramente.
Ma la mucca invecchiava, e allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla. Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso, che propose al giovane un baratto.
“Stammi bene a sentire”, disse. “Se mi dai la tua mucca, io in cambio ti do cinque fagioli magici. Decidi”.
Giacomino ci rifletté su un bel po’. Non sapeva come comportarsi. Alla fine, attratto dalla supposta magia di quei fagioli, accettò: cedette la mucca ed ebbe i fagioli.
Giunto a casa, la madre si mise le mani nei capelli.
“Ma tu sei ammattito, figlio mio! E adesso con che cosa vivremo? Con i soldi avremmo comperato una mucca giovane, che ci avrebbe dato del buon latte fresco. Così invece siamo alla fame. Sciagurato ragazzo, non dovevo fidarmi di te!”.
Incollerita, la donna afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra. Poi entrambi andarono a dormire, senza nemmeno cenare.
L’indomani, non appena Giacomino, alzatosi, andò alla finestra, scorse, nel punto in cui erano stati gettati i fagioli, una pianta gigantesca. Un fagiolo così alto che non se ne vedeva la cima.
“Allora quei fagioli erano magici davvero”, pensò, “se in una sola notte hanno fatto crescere questa pianta smisurata. Voglio arrampicarmi per andare a vedere fin dove arriva”.
Trovatosi al di sopra delle nuvole, Giacomino dette uno sguardo attorno, e vide un castello. Con precauzione si staccò dalla pianta, constatò che le nuvole reggevano il suo peso, procedendo su di esse si diresse al castello e vi entrò.
Mettevano un po’ di paura l’androne, gli scaloni, le sale. Mentre egli s’incuriosiva nell’immaginare chi ne fosse il proprietario, si sentì dire da un vocione: “E tu che sei venuto a fare, qui? Chi sei?”.
“Mi sono perso”, mentì Giacomino, “ed è da ieri che non mangio. Sapeste che fame che ho!”.
Il vocione apparteneva alla padrona di casa, che era un’orchessa, cioè la moglie d’un orco. Ma, mentre l’orco era un violento, lei era mite, e provò simpatia per il ragazzo che le stava di fronte.
Perciò si dette da fare: offrì a Giacomino del latte caldo, e dei buoni dolcetti con lo zucchero sopra. Ma ecco che, all’improvviso, la casa rintronò, e si udirono dei passi pesanti come quelli d’un elefante.
“Presto, nasconditi, è l’orco che sta arrivando”, disse il donnone.
Mentre Giacomino trovava un rifugio, l’orco entrò dalla porta, mettendosi di traverso, sennò non ci sarebbe passato. Poi si stese su una poltrona larga quattro metri. Annusò, e sentì profumo di carne umana.
“Ci dev’essere un bambino, in questa casa”, sbottò.
Dal forno dove si era rifugiato, Giacomino tremava di paura. “Un bambino?”, finse di stupirsi l’orchessa. “Tu straluni ogni giorno di più. Di che bambini e bambini vai cianciando? Stai diventando vecchio, mio caro”. E intanto, per distrarre il consorte, gli mise davanti la cena, che consisteva in un capretto e in un barilotto di vino.
Saziatosi, l’orco cominciò a contare monete d’oro, cavandole da due sacchi. Zecchini, marenghi, fiorini. Un vero tesoro. Conta e riconta, alla fine si addormentò.
Allora Giacomino sgusciò dal forno, e riempì un sacchetto di quelle monete. Poi tornò al fagiolo che lo aveva fatto salire fin là, vi si abbrancò e prese a discendere.
“Meno male che l’orchessa era andata a prepararsi il letto”, pensava. “Altrimenti come avrei potuto fuggire, per di più con tutto questo denaro?”.
Ai piedi della pianta, ecco la madre di Giacomino, piangente e preoccupata per l’assenza del figlio.
“Dove sei stato, dove? Vuoi proprio farmi morire d’angoscia?”.
“Sono stato dove mi ha portato la pianta cresciuta dai fagioli magici. Ci credi, adesso, che erano magici?”. E le mise davanti il bel gruzzolo sottratto nella casa dell’orco.
Con quelle monete, madre e figlio vissero finalmente senza problemi, almeno per un bel po’.
Ma anche se erano tante, le monete finirono. Perciò Giacomino decise di tornare ad arrampicarsi sul fagiolo, raggiungere il castello dell’orco e prenderne altre. Per non farsi scorgere dall’orchessa, di nuovo trovò rifugio nel forno.
Risuonarono fragorosi i passi dell’orco che, appena entrato, fiutò l’aria e fiutò la presenza d’un bambino.
E di nuovo la moglie a dirgli: “Ma è proprio una fissazione! Tu straluni sempre peggio. Bisognerà chiamare il medico, un giorno o l’altro”.
Lo diceva convinta, l’orchessa, perché non aveva visto nessun forestiero da quelle parti. Così convinta, che l’orco si tranquillizzò e, cavatosi dall’enorme tasca del giaccone una gallina, si dette ad accarezzarla. Sotto quelle carezze, la gallina si accovacciò e fece, seduta stante, due uova d’oro. “Se ce la faccio, me la porto via”, pensava Giacomino dal suo nascondiglio. Così, non appena l’orco prese a russare, con un balzo afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta. Ma questa volta la fuga fu complicata.
“Al ladro, al ladro!”, gridava infatti la gallina, starnazzando. Per fortuna le foglie della pianta nascosero ben presto Giacomino dalla vista dell’orco che aveva cominciato a inseguirlo, e il ragazzo atterrò sano e salvo.
“Tutto lì?”, si stupì la madre. “Solo una gallina gli hai portato via?”.
“Aspetta”.
Giacomino l’accarezzò, come aveva visto fare all’orco, e la gallina depose due uova d’oro massiccio.
“La nostra fortuna è fatta, ragazzo mio!”, esclamò la madre.
“Lo so bene”, rispose Giacomino, che era più in gamba di quanto lei supponesse.
Grazie alle uova d’oro, Giacomino poté ordinare la costruzione d’un palazzo, dove entrambi andarono ad abitare. Un palazzo nel cui interno furono disposti quadri, arazzi, argenterie, vasellami, e le cui porte non venivano mai chiuse. Tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i diseredati: perché Giacomino aveva buon cuore, e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.
Un triste giorno, però, la madre di Giacomino cadde ammalata, di un male che i medici non riuscivano a capire. Era come se non le importasse più di vivere. Aveva perduto il sorriso. Non provava entusiasmo per nulla. Inoltre rifiutava il cibo, e perciò deperiva, chiusa in una profonda malinconia.
Giacomino fece venire a palazzo clowns e giullari perché, con i loro giochi, con i loro scherzi, le risollevassero il morale. Ma non ci fu nulla da fare.
Decise allora di tornare nel castello dell’orco, sperando di trovarvi in qualche modo un rimedio. Si arrampicò di nuovo sul fagiolo, raggiunse il castello, e qui, senza farsi scorgere da nessuno, si rifugiò dentro una pentola e attese gli eventi.
Ed eccolo, l’orco, giungere con i suoi passi pesanti. Cenò, poi trasse da una cassapanca un’arpa magica, e lo strumento iniziò a suonare, da solo, una melodia dolcissima: così dolce che l’orco, dopo aver sorriso e poi riso di gusto, si addormentò.
Lesto, Giacomino scattò fuori dalla pentola, prese al volo l’arpa e fuggì verso il fagiolo per ridiscendere a terra. Ma l’arpa non voleva saperne di lasciarsi rapire.
“Padrone, padrone!”, gridava rivolta all’orco. “Svegliati. Mi stanno rubando!”.
E Giacomino: “Zitta! Taci una buona volta. Ti porterò dove starai molto meglio di qui”. E intanto correva. La pianta si avvicinava, però si avvicinava anche l’orco, che gli era quasi alle calcagna.
Come Dio volle, il ragazzo raggiunse prima la chioma, poi il fusto della pianta e, con il fiato grosso e il cuore che gli batteva forte, cominciò a scendere, a lasciarsi scivolare verso il basso. Non aveva ancora toccato terra, che l’arpa si mise a suonare una nuova melodia, ancora più dolce. Ed ecco, per incanto, la madre di Giacomino sorridere, farsi incontro al figlio, abbracciarlo. Sembrava addirittura ringiovanita, ed era di sicuro guarita, grazie a quel suono. Tuttavia Giacomino non ebbe tempo di rallegrarsi, perché s’accorse che la pianta oscillava. Oscillava sotto il peso dell’orco che, trovata la strada, scendeva a riprendersi l’arpa, e si può immaginare quanto fosse arrabbiato.
Non c’era un minuto da perdere. Giacomino corse a prendere una scure e vibrò contro il fagiolo molti colpi ben assestati. Gli stivaloni dell’orco erano già in vista, quando la pianta cedette, trascinando l’orco in un burrone. Inutilmente l’orchessa lo cercò per ogni dove: egli era caduto giù, a terra, ai piedi della pianta e lì giaceva esanime. La madre di Giacomino si avvicinò al gigante: egli era gravemente ferito. La sua recente infermità le aveva fatto conoscere le sofferenze della malattia e capire a fondo che ammalarsi dipende molto più dall’animo che dal corpo, ed ora era ben decisa ad evitare che l’enorme essere che le era disteso innanzi morisse Perciò fece chiamare i più bravi medici del regno, perché si prodigassero nelle migliori cure. Poi si rivolse a Giacomino: “Figlio mio adorato, durante questo lungo periodo di malattia ho riflettuto e compreso la gravità delle azioni che hai compiuto nel regno del gigante con la mia complicità. Ora l’orco sta per morire a causa nostra.”
Giacomino la guardò con attenzione ed ella continuò: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa. Nulla ha più valore della vita, che appartiene a tutti gli esseri, dal più grande al più minuscolo che esista. Ora non ci resta che pregare affinché l’orco si salvi!”.
E Orco si salvò. Ormai guarito, e divenuto assai gentile dopo la guarigione, prese Oca ed Arpa e salì sul monte più alto del paese dal quale, con un enorme balzo, tornò a casa, felice di riabbracciare la sua famiglia.”

Dall’originale di Richard Walker

Questa è una delle prime favole che raccontavo a Serena quando ha iniziato ad andare in prima elementare: Giacomino insegna ai bambini come sia possibile, usando nel modo migliore la propria intelligenza e il proprio senso pratico, superare le difficoltà della vita e le paure. Ma, cosa più importante, fa capire ai nostri bambini il valore della vita: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa.” Le parole della mamma di Giacomino sono impresse nella mia mente da sempre, sin dalla prima volta che ho letto da ragazzina questa favola. E ogni giorno, mi riprometto di “insegnarle” alle mie bimbe. In una società fredda e attaccata ai beni materiali come la nostra, è importantissimo ricordarsi e tramandare i VALORI di una volta, i valori e i sentimenti di cuore che fanno bene all’uomo! Qualcuno sicuramente dirà che è più facile da dire che da fare… ma ci avete mai provato? io ci provo ogni giorno e andrò avanti a farlo, figlie e nipoti che verranno! La vita è unica e sola, e come dice la mamma di Giacomino :” appartiene a tutti gli esseri umani, dal più grande al più minuscolo che esista”! VIVA LA VITA!

E ora venite con me in cucina, dove Greta e Serena mi hanno aiutato a preparare queste deliziose POLPETTE AI FAGIOLI , senza glutine e senza lattosio, buonissime, tenere, saporite e leggere! Vi avviso… preparatene un po’ di più, perché una volta che ne avranno assaggiata una, non smetteranno più di mangiarle!
Vi avevo già proposto in precedenza qualche versione di Polpette ai fagioli e quelle ai legumi: quella di oggi prevede l’uso di fagioli borlotti, fagioli neri, fagioli dall’occhio e tantissimo basilico che conferiscono a queste polpettine un bel colore verdognolo acceso. Approfittiamo di queste temperature ancora calde per sfruttare le mie piantine di basilico! Tutti pronti? Allacciamo il grembiule e laviamoci le mani: si comincia!

Ingredienti per 15 polpette:

80gr di fagioli borlotti
80gr di fagioli neri
80gr di fagioli dall’occhio
20 foglie di basilico fresco
10 foglioline di menta
50gr di parmigiano reggiano
sale q.b.
pangrattato senza glutine q.b.
semi di sesamo q.b.
olio evo q.b.

Come per la maggior parte dei legumi è necessario tenere in ammollo i fagioli per una notte, poi sciacquarli bene e cuocerli in acqua bollente (senza sale) per almeno 35/40 minuti. Se volete velocizzare i tempi usate i fagioli in scatola al naturale: mi raccomando scolateli bene! Una volta cotti non vi resta che versarli in una ciotola, unire il basilico, la menta, il parmigiano reggiano (che vi ricordo stagionato 48 mesi non contiene lattosio), un cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.

Per rendere le polpettine più carine e gustose, abbiamo optato per due panature differenti: la classica con il pangrattato e una con i semi di sesamo.
Prendete un pochino di impasto per volta, date la forma che più vi piace e fate passare le polpettine nel pangrattato o nei semi di sesamo.

Disponete una foglio di carta da forno leggermente unto e una volta terminato l’impasto infornate a 180° per 20 minuti circa, girando le polpettine a metà cottura!

Eccole qui, semplici e buonissime!

Fusilli di grano saraceno al sugo di alici

Vi è mai capitato di avere quella voglia matta di un buon piatto di pasta? Magari condita con un semplice ma gustoso sugo? Bene, ultimamente a me capita spesso! No, non sono voglie strane… sento semplicemente il bisogno di piatti semplici, freschi ma carichi di gusto, ho bisogno di carboidrati, ho bisogno di piatti confortanti per anima e palato!
In dispensa i fusilli di grano saraceno, un cereale senza glutine, dal sapore naturale, con quel sentore di cacao (per via dei polifenoli). Per esaltare il sapore di questa pasta ci vuole un condimento rustico, proprio come il mio sugo di alici, che si prepara in pochissimo tempo con semplici ingredienti: alici, prezzemolo fresco, aglio, peperoncino, un buon olio extra vergine di oliva e pomodori. Io ho usato i Datterini Pelati Cirio,   che aderisce al progetto Fedagri Qui Da Noi. Pomodori Polposi, dalla dolcezza superiore e dal colore rosso vivo, raccolti perfettamente maturi in una zona tipica del Sud.
… mi è tornata la voglia di questo pasta… mi rimetto ai fornelli!

Ingredienti per 4 persone:

350gr di fusilli di grano saraceno
400gr di pomodorini datterini Cirio
100gr di filetti di Alici
10 acciughe sott’olio
1 spicchio di aglio
1/2 peperoncino fresco
prezzemolo q.b.
sale q.b.
olio evo q.b.

In una larga padella con 4 cucchiai di olio evo fate rosolare lo spicchio d’aglio schiacciato, senza farlo bruciare. Una volta che l’olio si è insaporito, aggiungete il peperoncino tritato e i filetti di alici. Io ho usato i filetti freschi ma potete anche utilizzare quelli sott’olio: mi raccomando, in questo caso, di scolarli bene! Quando i filetti iniziano a sfaldarsi, unite i pomodorini datterini Cirio, mescolate bene il tutto e lasciate cuocere il tempo giusto che il sugo si rapprendi leggermente ed evapori l’acqua dei pomodori. Una volta pronto, aggiungete i filetti di acciuga ben scolati e del prezzemolo fresco tritato. Le alici e le acciughe sono già salate, quindi assaggiate il sugo prima di aggiungere il sale!
Lessate la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolatela e versatela nella padella. Fatela saltare in modo che assorba bene tutto il condimento e servite con una spolverata di prezzemolo fresco.

Voilà, il piatto è pronto! Buon appetito!