Polpette di fagioli: C’Era una Volta… Giacomino e il Fagiolo Magico

GIACOMINO E IL FAGIOLO MAGICO

“In una casetta di pietra vivevano, molti e poi molti anni fa, una povera vedova e il suo unico figlio, che si chiamava Giacomino. Non possedevano che una mucca. La mucca dava loro ogni giorno una certa quantità di latte, e con la vendita del latte i due campavano, seppure miseramente.
Ma la mucca invecchiava, e allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla. Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso, che propose al giovane un baratto.
“Stammi bene a sentire”, disse. “Se mi dai la tua mucca, io in cambio ti do cinque fagioli magici. Decidi”.
Giacomino ci rifletté su un bel po’. Non sapeva come comportarsi. Alla fine, attratto dalla supposta magia di quei fagioli, accettò: cedette la mucca ed ebbe i fagioli.
Giunto a casa, la madre si mise le mani nei capelli.
“Ma tu sei ammattito, figlio mio! E adesso con che cosa vivremo? Con i soldi avremmo comperato una mucca giovane, che ci avrebbe dato del buon latte fresco. Così invece siamo alla fame. Sciagurato ragazzo, non dovevo fidarmi di te!”.
Incollerita, la donna afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra. Poi entrambi andarono a dormire, senza nemmeno cenare.
L’indomani, non appena Giacomino, alzatosi, andò alla finestra, scorse, nel punto in cui erano stati gettati i fagioli, una pianta gigantesca. Un fagiolo così alto che non se ne vedeva la cima.
“Allora quei fagioli erano magici davvero”, pensò, “se in una sola notte hanno fatto crescere questa pianta smisurata. Voglio arrampicarmi per andare a vedere fin dove arriva”.
Trovatosi al di sopra delle nuvole, Giacomino dette uno sguardo attorno, e vide un castello. Con precauzione si staccò dalla pianta, constatò che le nuvole reggevano il suo peso, procedendo su di esse si diresse al castello e vi entrò.
Mettevano un po’ di paura l’androne, gli scaloni, le sale. Mentre egli s’incuriosiva nell’immaginare chi ne fosse il proprietario, si sentì dire da un vocione: “E tu che sei venuto a fare, qui? Chi sei?”.
“Mi sono perso”, mentì Giacomino, “ed è da ieri che non mangio. Sapeste che fame che ho!”.
Il vocione apparteneva alla padrona di casa, che era un’orchessa, cioè la moglie d’un orco. Ma, mentre l’orco era un violento, lei era mite, e provò simpatia per il ragazzo che le stava di fronte.
Perciò si dette da fare: offrì a Giacomino del latte caldo, e dei buoni dolcetti con lo zucchero sopra. Ma ecco che, all’improvviso, la casa rintronò, e si udirono dei passi pesanti come quelli d’un elefante.
“Presto, nasconditi, è l’orco che sta arrivando”, disse il donnone.
Mentre Giacomino trovava un rifugio, l’orco entrò dalla porta, mettendosi di traverso, sennò non ci sarebbe passato. Poi si stese su una poltrona larga quattro metri. Annusò, e sentì profumo di carne umana.
“Ci dev’essere un bambino, in questa casa”, sbottò.
Dal forno dove si era rifugiato, Giacomino tremava di paura. “Un bambino?”, finse di stupirsi l’orchessa. “Tu straluni ogni giorno di più. Di che bambini e bambini vai cianciando? Stai diventando vecchio, mio caro”. E intanto, per distrarre il consorte, gli mise davanti la cena, che consisteva in un capretto e in un barilotto di vino.
Saziatosi, l’orco cominciò a contare monete d’oro, cavandole da due sacchi. Zecchini, marenghi, fiorini. Un vero tesoro. Conta e riconta, alla fine si addormentò.
Allora Giacomino sgusciò dal forno, e riempì un sacchetto di quelle monete. Poi tornò al fagiolo che lo aveva fatto salire fin là, vi si abbrancò e prese a discendere.
“Meno male che l’orchessa era andata a prepararsi il letto”, pensava. “Altrimenti come avrei potuto fuggire, per di più con tutto questo denaro?”.
Ai piedi della pianta, ecco la madre di Giacomino, piangente e preoccupata per l’assenza del figlio.
“Dove sei stato, dove? Vuoi proprio farmi morire d’angoscia?”.
“Sono stato dove mi ha portato la pianta cresciuta dai fagioli magici. Ci credi, adesso, che erano magici?”. E le mise davanti il bel gruzzolo sottratto nella casa dell’orco.
Con quelle monete, madre e figlio vissero finalmente senza problemi, almeno per un bel po’.
Ma anche se erano tante, le monete finirono. Perciò Giacomino decise di tornare ad arrampicarsi sul fagiolo, raggiungere il castello dell’orco e prenderne altre. Per non farsi scorgere dall’orchessa, di nuovo trovò rifugio nel forno.
Risuonarono fragorosi i passi dell’orco che, appena entrato, fiutò l’aria e fiutò la presenza d’un bambino.
E di nuovo la moglie a dirgli: “Ma è proprio una fissazione! Tu straluni sempre peggio. Bisognerà chiamare il medico, un giorno o l’altro”.
Lo diceva convinta, l’orchessa, perché non aveva visto nessun forestiero da quelle parti. Così convinta, che l’orco si tranquillizzò e, cavatosi dall’enorme tasca del giaccone una gallina, si dette ad accarezzarla. Sotto quelle carezze, la gallina si accovacciò e fece, seduta stante, due uova d’oro. “Se ce la faccio, me la porto via”, pensava Giacomino dal suo nascondiglio. Così, non appena l’orco prese a russare, con un balzo afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta. Ma questa volta la fuga fu complicata.
“Al ladro, al ladro!”, gridava infatti la gallina, starnazzando. Per fortuna le foglie della pianta nascosero ben presto Giacomino dalla vista dell’orco che aveva cominciato a inseguirlo, e il ragazzo atterrò sano e salvo.
“Tutto lì?”, si stupì la madre. “Solo una gallina gli hai portato via?”.
“Aspetta”.
Giacomino l’accarezzò, come aveva visto fare all’orco, e la gallina depose due uova d’oro massiccio.
“La nostra fortuna è fatta, ragazzo mio!”, esclamò la madre.
“Lo so bene”, rispose Giacomino, che era più in gamba di quanto lei supponesse.
Grazie alle uova d’oro, Giacomino poté ordinare la costruzione d’un palazzo, dove entrambi andarono ad abitare. Un palazzo nel cui interno furono disposti quadri, arazzi, argenterie, vasellami, e le cui porte non venivano mai chiuse. Tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i diseredati: perché Giacomino aveva buon cuore, e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.
Un triste giorno, però, la madre di Giacomino cadde ammalata, di un male che i medici non riuscivano a capire. Era come se non le importasse più di vivere. Aveva perduto il sorriso. Non provava entusiasmo per nulla. Inoltre rifiutava il cibo, e perciò deperiva, chiusa in una profonda malinconia.
Giacomino fece venire a palazzo clowns e giullari perché, con i loro giochi, con i loro scherzi, le risollevassero il morale. Ma non ci fu nulla da fare.
Decise allora di tornare nel castello dell’orco, sperando di trovarvi in qualche modo un rimedio. Si arrampicò di nuovo sul fagiolo, raggiunse il castello, e qui, senza farsi scorgere da nessuno, si rifugiò dentro una pentola e attese gli eventi.
Ed eccolo, l’orco, giungere con i suoi passi pesanti. Cenò, poi trasse da una cassapanca un’arpa magica, e lo strumento iniziò a suonare, da solo, una melodia dolcissima: così dolce che l’orco, dopo aver sorriso e poi riso di gusto, si addormentò.
Lesto, Giacomino scattò fuori dalla pentola, prese al volo l’arpa e fuggì verso il fagiolo per ridiscendere a terra. Ma l’arpa non voleva saperne di lasciarsi rapire.
“Padrone, padrone!”, gridava rivolta all’orco. “Svegliati. Mi stanno rubando!”.
E Giacomino: “Zitta! Taci una buona volta. Ti porterò dove starai molto meglio di qui”. E intanto correva. La pianta si avvicinava, però si avvicinava anche l’orco, che gli era quasi alle calcagna.
Come Dio volle, il ragazzo raggiunse prima la chioma, poi il fusto della pianta e, con il fiato grosso e il cuore che gli batteva forte, cominciò a scendere, a lasciarsi scivolare verso il basso. Non aveva ancora toccato terra, che l’arpa si mise a suonare una nuova melodia, ancora più dolce. Ed ecco, per incanto, la madre di Giacomino sorridere, farsi incontro al figlio, abbracciarlo. Sembrava addirittura ringiovanita, ed era di sicuro guarita, grazie a quel suono. Tuttavia Giacomino non ebbe tempo di rallegrarsi, perché s’accorse che la pianta oscillava. Oscillava sotto il peso dell’orco che, trovata la strada, scendeva a riprendersi l’arpa, e si può immaginare quanto fosse arrabbiato.
Non c’era un minuto da perdere. Giacomino corse a prendere una scure e vibrò contro il fagiolo molti colpi ben assestati. Gli stivaloni dell’orco erano già in vista, quando la pianta cedette, trascinando l’orco in un burrone. Inutilmente l’orchessa lo cercò per ogni dove: egli era caduto giù, a terra, ai piedi della pianta e lì giaceva esanime. La madre di Giacomino si avvicinò al gigante: egli era gravemente ferito. La sua recente infermità le aveva fatto conoscere le sofferenze della malattia e capire a fondo che ammalarsi dipende molto più dall’animo che dal corpo, ed ora era ben decisa ad evitare che l’enorme essere che le era disteso innanzi morisse Perciò fece chiamare i più bravi medici del regno, perché si prodigassero nelle migliori cure. Poi si rivolse a Giacomino: “Figlio mio adorato, durante questo lungo periodo di malattia ho riflettuto e compreso la gravità delle azioni che hai compiuto nel regno del gigante con la mia complicità. Ora l’orco sta per morire a causa nostra.”
Giacomino la guardò con attenzione ed ella continuò: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa. Nulla ha più valore della vita, che appartiene a tutti gli esseri, dal più grande al più minuscolo che esista. Ora non ci resta che pregare affinché l’orco si salvi!”.
E Orco si salvò. Ormai guarito, e divenuto assai gentile dopo la guarigione, prese Oca ed Arpa e salì sul monte più alto del paese dal quale, con un enorme balzo, tornò a casa, felice di riabbracciare la sua famiglia.”

Dall’originale di Richard Walker

Questa è una delle prime favole che raccontavo a Serena quando ha iniziato ad andare in prima elementare: Giacomino insegna ai bambini come sia possibile, usando nel modo migliore la propria intelligenza e il proprio senso pratico, superare le difficoltà della vita e le paure. Ma, cosa più importante, fa capire ai nostri bambini il valore della vita: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa.” Le parole della mamma di Giacomino sono impresse nella mia mente da sempre, sin dalla prima volta che ho letto da ragazzina questa favola. E ogni giorno, mi riprometto di “insegnarle” alle mie bimbe. In una società fredda e attaccata ai beni materiali come la nostra, è importantissimo ricordarsi e tramandare i VALORI di una volta, i valori e i sentimenti di cuore che fanno bene all’uomo! Qualcuno sicuramente dirà che è più facile da dire che da fare… ma ci avete mai provato? io ci provo ogni giorno e andrò avanti a farlo, figlie e nipoti che verranno! La vita è unica e sola, e come dice la mamma di Giacomino :” appartiene a tutti gli esseri umani, dal più grande al più minuscolo che esista”! VIVA LA VITA!

E ora venite con me in cucina, dove Greta e Serena mi hanno aiutato a preparare queste deliziose POLPETTE AI FAGIOLI , senza glutine e senza lattosio, buonissime, tenere, saporite e leggere! Vi avviso… preparatene un po’ di più, perché una volta che ne avranno assaggiata una, non smetteranno più di mangiarle!
Vi avevo già proposto in precedenza qualche versione di Polpette ai fagioli e quelle ai legumi: quella di oggi prevede l’uso di fagioli borlotti, fagioli neri, fagioli dall’occhio e tantissimo basilico che conferiscono a queste polpettine un bel colore verdognolo acceso. Approfittiamo di queste temperature ancora calde per sfruttare le mie piantine di basilico! Tutti pronti? Allacciamo il grembiule e laviamoci le mani: si comincia!

Ingredienti per 15 polpette:

80gr di fagioli borlotti
80gr di fagioli neri
80gr di fagioli dall’occhio
20 foglie di basilico fresco
10 foglioline di menta
50gr di parmigiano reggiano
sale q.b.
pangrattato senza glutine q.b.
semi di sesamo q.b.
olio evo q.b.

Come per la maggior parte dei legumi è necessario tenere in ammollo i fagioli per una notte, poi sciacquarli bene e cuocerli in acqua bollente (senza sale) per almeno 35/40 minuti. Se volete velocizzare i tempi usate i fagioli in scatola al naturale: mi raccomando scolateli bene! Una volta cotti non vi resta che versarli in una ciotola, unire il basilico, la menta, il parmigiano reggiano (che vi ricordo stagionato 48 mesi non contiene lattosio), un cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.

Per rendere le polpettine più carine e gustose, abbiamo optato per due panature differenti: la classica con il pangrattato e una con i semi di sesamo.
Prendete un pochino di impasto per volta, date la forma che più vi piace e fate passare le polpettine nel pangrattato o nei semi di sesamo.

Disponete una foglio di carta da forno leggermente unto e una volta terminato l’impasto infornate a 180° per 20 minuti circa, girando le polpettine a metà cottura!

Eccole qui, semplici e buonissime!

Fusilli di grano saraceno al sugo di alici

Vi è mai capitato di avere quella voglia matta di un buon piatto di pasta? Magari condita con un semplice ma gustoso sugo? Bene, ultimamente a me capita spesso! No, non sono voglie strane… sento semplicemente il bisogno di piatti semplici, freschi ma carichi di gusto, ho bisogno di carboidrati, ho bisogno di piatti confortanti per anima e palato!
In dispensa i fusilli di grano saraceno, un cereale senza glutine, dal sapore naturale, con quel sentore di cacao (per via dei polifenoli). Per esaltare il sapore di questa pasta ci vuole un condimento rustico, proprio come il mio sugo di alici, che si prepara in pochissimo tempo con semplici ingredienti: alici, prezzemolo fresco, aglio, peperoncino, un buon olio extra vergine di oliva e pomodori. Io ho usato i Datterini Pelati Cirio,   che aderisce al progetto Fedagri Qui Da Noi. Pomodori Polposi, dalla dolcezza superiore e dal colore rosso vivo, raccolti perfettamente maturi in una zona tipica del Sud.
… mi è tornata la voglia di questo pasta… mi rimetto ai fornelli!

Ingredienti per 4 persone:

350gr di fusilli di grano saraceno
400gr di pomodorini datterini Cirio
100gr di filetti di Alici
10 acciughe sott’olio
1 spicchio di aglio
1/2 peperoncino fresco
prezzemolo q.b.
sale q.b.
olio evo q.b.

In una larga padella con 4 cucchiai di olio evo fate rosolare lo spicchio d’aglio schiacciato, senza farlo bruciare. Una volta che l’olio si è insaporito, aggiungete il peperoncino tritato e i filetti di alici. Io ho usato i filetti freschi ma potete anche utilizzare quelli sott’olio: mi raccomando, in questo caso, di scolarli bene! Quando i filetti iniziano a sfaldarsi, unite i pomodorini datterini Cirio, mescolate bene il tutto e lasciate cuocere il tempo giusto che il sugo si rapprendi leggermente ed evapori l’acqua dei pomodori. Una volta pronto, aggiungete i filetti di acciuga ben scolati e del prezzemolo fresco tritato. Le alici e le acciughe sono già salate, quindi assaggiate il sugo prima di aggiungere il sale!
Lessate la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolatela e versatela nella padella. Fatela saltare in modo che assorba bene tutto il condimento e servite con una spolverata di prezzemolo fresco.

Voilà, il piatto è pronto! Buon appetito!

Biscotti all’Amaranto con Cioccolato e Zenzero: voglia di dolce

Non vi capita mai, soprattutto quando siete a dieta, quell’impulso irrefrenabile di voglia di dolce? Che fai una fatica immane per resistere alla tentazione? A me capita sempre, specialmente in quei periodi di stress, dove l’appetito spunta all’improvviso, a tradimento! Voi Che fate? Cedete alla tentazione o siete così brave da resistere?
Io non ci riesco, già per me è complicato seguire una dieta, figuriamoci rinunciare a un pezzetto di cioccolato o ad un biscottino quando la voglia arriva! Così ho deciso di affrontare questi momenti avendo sempre a disposizione qualche dolcetto light sano e goloso, bilanciando gli zuccheri del dolce extra con un po’ di grassi e proteine, per limitare le conseguenze negative. Qui è arrivato in soccorso il mio amico Amaranto, costituito per la maggior parte da carboidrati e da un elevato apporto proteico. Le proteine presenti sono di alto valore biologico ossia contengono amminoacidi essenziali, che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare ma devono essere assunti con l’alimentazione.
Pur essendo un alimento ad alto contenuto di carboidrati, l’amaranto presenta un basso indice glicemico, è una fonte di vitamina E e di sali minerali come calcio, fosforo e potassio. Insomma è un alimento benefico e salutare, leggero, facile da digerire e da metabolizzare, ed è senza glutine!
Così l’ amaranto si è trasformato in deliziosi biscottini ancora più golosi con l’aggiunta di buon cioccolato extra fondente, un po’ di zenzero, che come ben sapete è un ottimo alleato nei periodi di dieta e addolciti da un poco di zucchero di cocco, fonte naturale di vitamine B1, B2, B3, B6 e C, che non contiene conservanti e con un indice glicemico bassissimo!
Adesso, io non so se questi biscottini siano veramente salutari, ma vi posso assicurare che io non posso più farne a meno in quei momenti di “voglia di dolce” e che il mio ago della bilancia non è mai salito! Allora mi sono detta, perché non condividere con le mia amiche della Rubrica ” Bellissime Mamme” questi semplici e buonissimi BISCOTTI ALL’AMARANTO CON CIOCCOLATO E ZENZERO senza glutine e senza lattosio? A voi la ricetta e … fatemi sapere se vi sono piaciuti!

Ingredienti:

100gr di farina di teff senza glutine
50gr di zucchero di cocco senza glutine
100gr di cioccolato extra fondente senza glutine e senza lattosio
70gr di amaranto
100gr di latte di soia
1 cucchiaio di olio
1/2 bustina di polvere lievitante senza glutine
1 cucchiaino di zenzero in polvere

In una grande padella bollente scoppiettate l’amaranto, stando attenti a non bruciarlo. In una ciotola unite la farina, lo zucchero, il cioccolato tritato grossolanamente, il lievito, lo zenzero e l’amaranto.
Mescolate il tutto e aggiungete piano piano olio e latte, fino ad ottenere un composto omogeneo. Fate una palla, ricoprite con la pellicola e mettete in frigorifero a riposare per 30 minuti.


Riprendete l’impasto e formate tante palline che poi schiaccerete delicatamente con il palmo della mano formando dei dischetti. Adagiate i biscotti su una placca rivestita con carta forno e infornate a 180° per 15 minuti.

Sfornate, fate raffreddare e assaggiate questi deliziosi biscottini croccanti e golosi!

Con questa ricetta partecipo al contest “ The Free Food Lover ” organizzato da ‘’Shake Your Free Life’’ e ‘’Senza è buono’’

 

Spaghetti ai Peperoni con ricotta salata: ultimi prodotti di stagione

Che tristezza… l’estate è oramai finita e si porta via il cielo azzurro, il sole caldo e tanti buonissimi prodotti della sua splendida stagione come i peperoni, tanto amati dalla ciurma. Nella nostra cucina estiva non mancano mai, se sfogliate le ricette ne troverete tantissime con questo meraviglioso ortaggio che la natura ci regala: Parmigiana fredda di peperoni, peperoni ripieni vegetariani, crostatine con peperoni, polpettone di peperoni e prosciutto, e tante altre! Allora approfittiamo di questi ultimi ortaggi di stagione e prepariamo uno dei primi piatti tanto amati dalla ciurma e in particolare dal papà di casa: Spaghetti ai peperoni con ricotta salata!  Per un ottimo primo piatto la prima cosa importante è la qualità della pasta. Ecco allora la nostra amata Pasta Girolomoni.
Una storia basata sui valori autentici della vita di campagna, sull’amore per la natura e le cose vere. Nasce così la realtà Girolomoni, che aderisce al progetto Fedagri Qui Da Noi, il meglio dei prodotti alimentari biologici Made in Italy. Per produrre questa pasta viene utilizzato un grano di grande valore sia nutrizionale che storico, coltivato con metodo biologico. Graziella Ra® è un frumento proveniente da uno scavo archeologico in Egitto. In Italia è stato portato, verso la fine degli anni Settanta, da un archeologo, che lo consegnò a Paride Allegri, giardiniere comunale a Reggio Emilia in quel periodo. Ivo Totti ne consegnò a sua volta una manciata ai soci di Alce Nero Cooperativa, con un mandato ben preciso: se riuscirete a moltiplicarlo dovete chiamarlo Graziella, il nome della figlia dell’archeologo, morta tragicamente durante la seconda guerra mondiale.
Ma cosa c’entra “RA”? Nell’antico Egitto “RA” è il sole, al quale questa varietà è pure dedicata, essendo l’elemento che ogni giorno ricarica la terra di quella luce e quel calore indispensabili alla nostra vita.
Questo grano oggi è coltivato sulle colline del Montefeltro, in provincia di Pesaro e Urbino. Un frumento particolarmente ricco di proteine, di sali minerali e di selenio, un potente antiossidante in grado di contrastare efficacemente i radicali liberi, responsabili di molte patologie umane. Vi ho convinto a provare questa pasta? Fidatevi, è fantastica! Ora non ci resta che metterci in cucina e preparare questo buonissimo primo piatto per la Rubrica “L’Angolino del Papà”!

Ingredienti per 4 persone:

350gr di Spaghetti Semiintegrali Girolomoni
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 cipolla rossa di tropea
ricotta salata q.b.
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.

Lavate la cipolla e tagliatela a rondelle sottili. Versate in una larga padella con 3 cucchiai di olio evo e fate rosolare a fuoco basso. Nel frattempo lavate e pulite i peperoni e tagliateli a cubetti piccolini. Trasferiteli nel tegame della cipolla, salate, pepate e lasciate cuocere per 15 minuti. Cuocete gli spaghetti, scolateli al dente e fateli saltare nel tegame delle verdure in modo che si insaporiscano bene. Spolverate il tutto con una bella grattugiata di ricotta salata e amalgamate nuovamente il tutto: si formerà una buonissima cremina. Servite questi buonissimi spaghetti con un’altra grattugiata di ricotta salata e una fogliolina di basilico! Buon appetito!

 

Biscotti di sorgo integrale e cioccolato: C’Era una volta… La Papera Betta

C’era una volta la papera Betta, che viveva in una piccola casetta sul laghetto Smeraldino pieno di Ninfee insieme ai suoi due fratellini, tre sorelline, la mamma, il papà e i nonni paperi. Il giorno del suo compleanno decise di andarsene in giro per il mondo: prati, laghetti, fiumi e mari per conoscere nuovi amici. Davanti ad un’enorme torta piena di panna e cioccolata che le aveva preparato la nonna disse “Grazie per la buonissima torta e per tutti i regalini, ma io ho deciso di andare via dal laghetto Smeraldino per un pò di tempo perchè voglio vedere cose nuove”. La mamma paperina scoppiò a piangere e non voleva far partire Betta. Il papà invece abbracciò la figlia e disse: “Ti lascerò andare perchè devi fare le tue esperienze ma non sarà facile”. Così Betta, dopo aver baciato tutti, se ne andò. Durante il suo viaggio incontrò molti amici come il rospo Bibò, l’anatroccolo Arturo, l’oca Pamela ed anche animali poco socievoli, ma non di certo cattivi. Un giorno, mentre si trovava nel mare, fu attratta da una macchia marrone; non appena si fu avvicinata si sentì le ali incollate e non riusciva più a muoversi… quando non aveva più forze arrivò il Gabbiano Lorena e presa Betta con il becco la posò in terra e le disse: “Stai attenta perchè ci sono molti pericoli come questi”. Allora Betta pensò che doveva evitare tutte le macchie marroni. Mentre pensava, le venne fame: camminava in mezzo ad un prato pieno di violette, ranuncoli e panzè, quando vide un piccolo tronco marrone e bianco con l’estremità bruciacchiata, pensò che doveva provare un cibo nuovo. Lo beccò e capì immediatamente che era disgustoso, dopo un pò la sfortunata Betta cominciò a stare male… per fortuna arrivò Bibò, che la portò dal medico Agata che le diede come medicina petali di margherita e foglie di tulipani rossi. Quando si sentì meglio, Betta decise di tornare a casa perchè capì che c’erano molti pericoli contro cui non poteva difendersi; invece lì nel laghetto Smeraldino non c’erano macchie marroni collose o tronchetti velenosi. Così tornò nella sua casetta dove venne accolta da tutta la famiglia con molta gioia e baci.
Greta adora questa favola, che la mamma le racconta spesso la sera prima di addormentarsi e mi dice sempre “vedi Sere, non dobbiamo allontanarci da casa mai!” Mi fa troppo ridere, così piccolina ma anche tanto saggia! Che dite andiamo in cucina dalla nostra Mamma-Capitano? Lei e Greta ci stanno aspettando per preparare dei buonissimi biscottini! Alla prossima favola, un abbraccio Serena!
Come vi diceva Serena, la Papera Betta, è uno dei personaggi che più piacciono a Greta. Così abbiamo deciso di preparare “Betta” in versione biscotto, con una farina speciale come quella di sorgo integrale e con tanto cioccolato, in una versione senza glutine e senza lattosio! Inutile dirvi quanto la piccola si è divertita a preparare questi semplici ma buonissimi biscotti, che ci siamo anche azzardate a decorare per renderli più carini. Un sapore speciale, molto rustico, che inzuppati nel latte e cioccolato hanno reso la colazione di questi giorni veramente unica! Un saluto speciale a tutti voi dalla cambusa… QUA QUA!

Ingredienti:

200gr di farina integrale di sorgo
1\2 cucchiaino di lievito biologico
60gr di cioccolato fondente senza glutine e senza lattosio
80gr di burro senza lattosio
80gr di zucchero di cocco
1 uovo

Per prima cosa tritate il cioccolato.
In una ciotola unite il burro ammorbidito con lo zucchero e le uova.
Mescolate tutto insieme fino ad ottenere una bella cremina.
Aggiungete la farina, il lievito e il cioccolato tritato.
Impastate tutto insieme, formate una palla, ricoprite con la pellicola e mettete in frigorifero a riposare per 30 minuti.
Riprendete l’impasto, stendetelo e con la formina a papera create tanti biscotti che disporrete su una teglia ricoperta da carta forno.
Con gli zuccherini fate gli occhietti delle papere e infornate a 140° C ventilato per 10 minuti, poi alzate la temperatura a 175° C per ultimi 5 minuti di cottura.
Lasciate raffreddare e poi se vi va decorate i biscottini preparando della glassa bianca e gialla.

 

Maccheroni con pesto di melanzane e cipolle rosse di tropea

Azienda Girolomoni, ve ne avevo già parlato qui, che aderisce al progetto Fedagri di Qui da Noi, produce una pasta biologica al 100%, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi in ogni fase della coltivazione, passando per la conservazione e la trasformazione. Per l’agricoltura biologica la terra non è un supporto inerte, ma un organismo vivente che come tale va rispettato. Per questo il problema della fertilità è affrontato solo con concimazioni organiche e quello delle erbe infestanti con la rotazione delle colture. Insomma, per Gino Girolomoni “Mangiare non è soltanto trasformare e cuocere il cibo: è dono, spiritualità, amicizia, fraternità, bellezza, calore, colore, sapienza, profumo, semplicità, compagnia”.
Noi siamo la tipica ciurma all’italiana: adoriamo i primi piatti e un buon piatto di pasta non manca mai sulla tavola!
Oggi per il nostro appuntamento con la Rubrica “L’angolino del Papà” porto in tavola i Maccheroni Girolomoni, conditi con un pesto speciale, uno di quelli più apprezzati dal nostro eroe di casa. Un pesto cremoso e avvolgente, con le ultime melanzane di stagione, cipolla rossa di tropea, qualche fogliolina di basilico fresco, pinoli e concentrato di pomodori Cirio (che aderisce al progetto Fedagri di Qui da Noi) che conferisce a questo sugo non soltanto un colore più acceso, smorzando il grigio delle melanzane, ma un sapore più fresco!
A questo punto tutti ai fornelli: prepariamo un buon piatto di pasta!

Ingredienti per 4 persone:

350gr di Maccheroni grano duro Capelli Girolomoni
1 melanzana grosso
1 cipolla rossa di tropea
15gr di pinoli
20gr di foglie di basilico
2 cucchiaini di concentrato di pomodoro Cirio
sale q.b.
olio evo q.b.

Lavate la melanzana, tagliatela a cubetti e mettetela in una larga padella con 3 cucchiai di olio evo e la cipolla rossa affettata. Salate e fate cuocere per circa 20 minuti, aggiungendo un pochino di acqua fino a rendere il tutto morbido. Una volta pronto aggiungete pinoli, basilico, concentrato di pomodoro, sale e frullate il tutto.

 

 

 

 

 

 

 

Lessate la pasta al dento, scolatela e versatela nella padella del pesto, amalgamate bene il tutto aggiungendo un pochino di acqua di cottura e servite !

Sandwich con Prosciutto Crudo, Caprino, Rucola e Marmellata di Pere: un panino d’amore

Se fosse per Serena mangerebbe Sandwich, piadine farcite e bruschette tutti i giorni. In questi primi giorni di scuola preferisce stare leggera e gustare piatti sfiziosi per poi dedicarsi allo studio (già tanto studio).  Il rotolo di piadina farcito è uno dei suoi preferiti,ma ieri ho pensato di prepararle un bel Sandwich, un po’ particolare e con quel tocco “dolce” che piace tanto a lei. Così accanto a del buon Prosciutto Crudo, del formaggio Caprino e della Rucola ho aggiunto la Marmellata di Pere Madernassa di Cucina di Pina della Cooperativa Sociale Alice.La Cooperativa sociale Alice aderisce a Confcooperative e al progetto Qui da Noi.
La Cooperativa Sociale Alice Onlus nasce ad Alba nel 1982 da un gruppo di educatori e si occupa di persone in difficoltà offrendo loro assistenza e accompagnamento, realizza servizi e progetti finalizzati a prevenire forme di disagio, ad accompagnare ed assistere persone in difficoltà in percorsi di cura e di crescita personale, a promuovere l’inclusione sociale e lavorativa. Un associazione fantastica con un progetto meraviglioso, dove l’attività di cucina è affiancata ad un progetto sociale molto importante, come l’aiuto a persone e famiglie in difficoltà. Una gastronomia artigianale dove si producono zuppe, insalate di cereali, piatti pronti vegetariani, sughi e composte utilizzando solo materie prime fresche di stagione, senza conservanti. Prodotti freschi di alta qualità, accessibili a diverse fasce sociali, per promuovere un modello di consumo sostenibile e attento al territorio; prodotti cucinati e preparati con amore… prodotti che fanno bene al cuore!
Non mi resta che lasciarvi la semplice ricetta di questo buonissimo Panino pieno di Amore!

Ingredienti per 2 sandwich:

4 fette di pane (nel mio caso il mio pane siciliano)
1 caprino senza lattosio
rucola q.b.
marmellata di pere Cucina di Pina
pepe q.b.
olio evo q.b.

Personalmente ci piace il pane un po’ croccante, quindi ho abbrustolito leggermente le fette di pane con un filo di olio evo. Una volta pronte spalmatele di caprino, spolverate con del pepe, aggiungete la marmellata di pere, il prosciutto crudo e qualche fogliolina di rucola.

Chiudete con l’altra fetta e, comodamente seduti in relax, gustatevi questo delizioso panino!