Archivi categoria: Ricette “C’era una Volta…”

Ciambella senza glutine con Banane e Nocciole : C’era una volta … La Fata nella Nocciola

“E’ tutta sola, Lola,
la fata della nocciola
ma si consola.
Delicata, bionda carina
è la fata, della brina.
Nutrita da scoiattoli, circondata da usignoli,
dai loro voli.
Saltella trai fiori tra mille colori,
E’la fata dell’ arcobaleno,
del cielo, sereno,
della gioia della serenità.
Fin’ora nessuno l’ha vista, la vedrà
Vive, in un albero cavo custodita,
da scoiattoli. Lola è piu’ piccola della
fata madrina.
E’ una fatina.”
(fiaba copiata dal sito Ti racconto una fiaba)

Per rendere omaggio a questa bellissima Filastrocca, che la piccola Greta adora, abbiamo preparato un dolcetto buonissimo: una CIAMBELLA senza glutine e senza uova con NOCCIOLE e BANANE. La cosa particolare di questa ricetta è la farina che abbiamo utilizzato: la farina di Vinaccioli. I vinaccioli sono semplicemente i semi contenuti negli acini di uva, sia bianca che rossa. L’acino è costituito dalla buccia, dalla polpa e proprio dai vinaccioli. La farina di vinaccioli si ricava proprio dai semi di uva essiccati e macinati finemente dopo la separazione dall’acino e l’essiccatura. La farina di Vinaccioli, naturalmente priva di glutine e lattosio, può essere tranquillamente utilizzata in cucina associandola ad altre farine. Ha un colore bruno, con un sapore intenso e sentori di nocciola, quindi perfetto per questa nostra ricetta! Che dite, ci mettiamo ai fornelli?

Ingredienti:

100gr di farina di Vinaccioli
100gr di farina di riso
50gr di farina di nocciole
16gr di lievito senza glutine
100gr di zucchero di canna integrale mascobado
100gr di olio di girasole
300gr di banane
130gr di latte di riso
50gr di nocciole senza buccia

In una ciotola mettete le banane tagliate a pezzetti con lo zucchero. Schiacciate il tutto con una forchetta creando una specie di pappetta. Versate piano pianto il latte e l’olio e mescolate bene. Aggiungete le farine e il lievito setacciati e continuate a mescolare il tutto. A parte tritate le nocciole grossolanamente e aggiungetele all’impasto. Ungete e infarinate uno stampo da ciambella, versate il composto e infornate a 180° per 40/45 minuti circa, facendo sempre la prova stecchino per vedere la cottura.
Una volta cotta, sfornate, fate raffreddare, togliete dallo stampo e spolverate con zucchero a velo a piacere (mi raccomando senza glutine per gli intolleranti e celiaci).

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Soffice, leggera e dolce… una vera bontà!

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Con questa ricetta partecipo al BELLISSIMO contest The Free Food Lover della mia carissima amica Leti (Senza è buono) in collaborazione con Shake Your Free Life.

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Polpette di fagioli: C’Era una Volta… Giacomino e il Fagiolo Magico

GIACOMINO E IL FAGIOLO MAGICO

“In una casetta di pietra vivevano, molti e poi molti anni fa, una povera vedova e il suo unico figlio, che si chiamava Giacomino. Non possedevano che una mucca. La mucca dava loro ogni giorno una certa quantità di latte, e con la vendita del latte i due campavano, seppure miseramente.
Ma la mucca invecchiava, e allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla. Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso, che propose al giovane un baratto.
“Stammi bene a sentire”, disse. “Se mi dai la tua mucca, io in cambio ti do cinque fagioli magici. Decidi”.
Giacomino ci rifletté su un bel po’. Non sapeva come comportarsi. Alla fine, attratto dalla supposta magia di quei fagioli, accettò: cedette la mucca ed ebbe i fagioli.
Giunto a casa, la madre si mise le mani nei capelli.
“Ma tu sei ammattito, figlio mio! E adesso con che cosa vivremo? Con i soldi avremmo comperato una mucca giovane, che ci avrebbe dato del buon latte fresco. Così invece siamo alla fame. Sciagurato ragazzo, non dovevo fidarmi di te!”.
Incollerita, la donna afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra. Poi entrambi andarono a dormire, senza nemmeno cenare.
L’indomani, non appena Giacomino, alzatosi, andò alla finestra, scorse, nel punto in cui erano stati gettati i fagioli, una pianta gigantesca. Un fagiolo così alto che non se ne vedeva la cima.
“Allora quei fagioli erano magici davvero”, pensò, “se in una sola notte hanno fatto crescere questa pianta smisurata. Voglio arrampicarmi per andare a vedere fin dove arriva”.
Trovatosi al di sopra delle nuvole, Giacomino dette uno sguardo attorno, e vide un castello. Con precauzione si staccò dalla pianta, constatò che le nuvole reggevano il suo peso, procedendo su di esse si diresse al castello e vi entrò.
Mettevano un po’ di paura l’androne, gli scaloni, le sale. Mentre egli s’incuriosiva nell’immaginare chi ne fosse il proprietario, si sentì dire da un vocione: “E tu che sei venuto a fare, qui? Chi sei?”.
“Mi sono perso”, mentì Giacomino, “ed è da ieri che non mangio. Sapeste che fame che ho!”.
Il vocione apparteneva alla padrona di casa, che era un’orchessa, cioè la moglie d’un orco. Ma, mentre l’orco era un violento, lei era mite, e provò simpatia per il ragazzo che le stava di fronte.
Perciò si dette da fare: offrì a Giacomino del latte caldo, e dei buoni dolcetti con lo zucchero sopra. Ma ecco che, all’improvviso, la casa rintronò, e si udirono dei passi pesanti come quelli d’un elefante.
“Presto, nasconditi, è l’orco che sta arrivando”, disse il donnone.
Mentre Giacomino trovava un rifugio, l’orco entrò dalla porta, mettendosi di traverso, sennò non ci sarebbe passato. Poi si stese su una poltrona larga quattro metri. Annusò, e sentì profumo di carne umana.
“Ci dev’essere un bambino, in questa casa”, sbottò.
Dal forno dove si era rifugiato, Giacomino tremava di paura. “Un bambino?”, finse di stupirsi l’orchessa. “Tu straluni ogni giorno di più. Di che bambini e bambini vai cianciando? Stai diventando vecchio, mio caro”. E intanto, per distrarre il consorte, gli mise davanti la cena, che consisteva in un capretto e in un barilotto di vino.
Saziatosi, l’orco cominciò a contare monete d’oro, cavandole da due sacchi. Zecchini, marenghi, fiorini. Un vero tesoro. Conta e riconta, alla fine si addormentò.
Allora Giacomino sgusciò dal forno, e riempì un sacchetto di quelle monete. Poi tornò al fagiolo che lo aveva fatto salire fin là, vi si abbrancò e prese a discendere.
“Meno male che l’orchessa era andata a prepararsi il letto”, pensava. “Altrimenti come avrei potuto fuggire, per di più con tutto questo denaro?”.
Ai piedi della pianta, ecco la madre di Giacomino, piangente e preoccupata per l’assenza del figlio.
“Dove sei stato, dove? Vuoi proprio farmi morire d’angoscia?”.
“Sono stato dove mi ha portato la pianta cresciuta dai fagioli magici. Ci credi, adesso, che erano magici?”. E le mise davanti il bel gruzzolo sottratto nella casa dell’orco.
Con quelle monete, madre e figlio vissero finalmente senza problemi, almeno per un bel po’.
Ma anche se erano tante, le monete finirono. Perciò Giacomino decise di tornare ad arrampicarsi sul fagiolo, raggiungere il castello dell’orco e prenderne altre. Per non farsi scorgere dall’orchessa, di nuovo trovò rifugio nel forno.
Risuonarono fragorosi i passi dell’orco che, appena entrato, fiutò l’aria e fiutò la presenza d’un bambino.
E di nuovo la moglie a dirgli: “Ma è proprio una fissazione! Tu straluni sempre peggio. Bisognerà chiamare il medico, un giorno o l’altro”.
Lo diceva convinta, l’orchessa, perché non aveva visto nessun forestiero da quelle parti. Così convinta, che l’orco si tranquillizzò e, cavatosi dall’enorme tasca del giaccone una gallina, si dette ad accarezzarla. Sotto quelle carezze, la gallina si accovacciò e fece, seduta stante, due uova d’oro. “Se ce la faccio, me la porto via”, pensava Giacomino dal suo nascondiglio. Così, non appena l’orco prese a russare, con un balzo afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta. Ma questa volta la fuga fu complicata.
“Al ladro, al ladro!”, gridava infatti la gallina, starnazzando. Per fortuna le foglie della pianta nascosero ben presto Giacomino dalla vista dell’orco che aveva cominciato a inseguirlo, e il ragazzo atterrò sano e salvo.
“Tutto lì?”, si stupì la madre. “Solo una gallina gli hai portato via?”.
“Aspetta”.
Giacomino l’accarezzò, come aveva visto fare all’orco, e la gallina depose due uova d’oro massiccio.
“La nostra fortuna è fatta, ragazzo mio!”, esclamò la madre.
“Lo so bene”, rispose Giacomino, che era più in gamba di quanto lei supponesse.
Grazie alle uova d’oro, Giacomino poté ordinare la costruzione d’un palazzo, dove entrambi andarono ad abitare. Un palazzo nel cui interno furono disposti quadri, arazzi, argenterie, vasellami, e le cui porte non venivano mai chiuse. Tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i diseredati: perché Giacomino aveva buon cuore, e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.
Un triste giorno, però, la madre di Giacomino cadde ammalata, di un male che i medici non riuscivano a capire. Era come se non le importasse più di vivere. Aveva perduto il sorriso. Non provava entusiasmo per nulla. Inoltre rifiutava il cibo, e perciò deperiva, chiusa in una profonda malinconia.
Giacomino fece venire a palazzo clowns e giullari perché, con i loro giochi, con i loro scherzi, le risollevassero il morale. Ma non ci fu nulla da fare.
Decise allora di tornare nel castello dell’orco, sperando di trovarvi in qualche modo un rimedio. Si arrampicò di nuovo sul fagiolo, raggiunse il castello, e qui, senza farsi scorgere da nessuno, si rifugiò dentro una pentola e attese gli eventi.
Ed eccolo, l’orco, giungere con i suoi passi pesanti. Cenò, poi trasse da una cassapanca un’arpa magica, e lo strumento iniziò a suonare, da solo, una melodia dolcissima: così dolce che l’orco, dopo aver sorriso e poi riso di gusto, si addormentò.
Lesto, Giacomino scattò fuori dalla pentola, prese al volo l’arpa e fuggì verso il fagiolo per ridiscendere a terra. Ma l’arpa non voleva saperne di lasciarsi rapire.
“Padrone, padrone!”, gridava rivolta all’orco. “Svegliati. Mi stanno rubando!”.
E Giacomino: “Zitta! Taci una buona volta. Ti porterò dove starai molto meglio di qui”. E intanto correva. La pianta si avvicinava, però si avvicinava anche l’orco, che gli era quasi alle calcagna.
Come Dio volle, il ragazzo raggiunse prima la chioma, poi il fusto della pianta e, con il fiato grosso e il cuore che gli batteva forte, cominciò a scendere, a lasciarsi scivolare verso il basso. Non aveva ancora toccato terra, che l’arpa si mise a suonare una nuova melodia, ancora più dolce. Ed ecco, per incanto, la madre di Giacomino sorridere, farsi incontro al figlio, abbracciarlo. Sembrava addirittura ringiovanita, ed era di sicuro guarita, grazie a quel suono. Tuttavia Giacomino non ebbe tempo di rallegrarsi, perché s’accorse che la pianta oscillava. Oscillava sotto il peso dell’orco che, trovata la strada, scendeva a riprendersi l’arpa, e si può immaginare quanto fosse arrabbiato.
Non c’era un minuto da perdere. Giacomino corse a prendere una scure e vibrò contro il fagiolo molti colpi ben assestati. Gli stivaloni dell’orco erano già in vista, quando la pianta cedette, trascinando l’orco in un burrone. Inutilmente l’orchessa lo cercò per ogni dove: egli era caduto giù, a terra, ai piedi della pianta e lì giaceva esanime. La madre di Giacomino si avvicinò al gigante: egli era gravemente ferito. La sua recente infermità le aveva fatto conoscere le sofferenze della malattia e capire a fondo che ammalarsi dipende molto più dall’animo che dal corpo, ed ora era ben decisa ad evitare che l’enorme essere che le era disteso innanzi morisse Perciò fece chiamare i più bravi medici del regno, perché si prodigassero nelle migliori cure. Poi si rivolse a Giacomino: “Figlio mio adorato, durante questo lungo periodo di malattia ho riflettuto e compreso la gravità delle azioni che hai compiuto nel regno del gigante con la mia complicità. Ora l’orco sta per morire a causa nostra.”
Giacomino la guardò con attenzione ed ella continuò: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa. Nulla ha più valore della vita, che appartiene a tutti gli esseri, dal più grande al più minuscolo che esista. Ora non ci resta che pregare affinché l’orco si salvi!”.
E Orco si salvò. Ormai guarito, e divenuto assai gentile dopo la guarigione, prese Oca ed Arpa e salì sul monte più alto del paese dal quale, con un enorme balzo, tornò a casa, felice di riabbracciare la sua famiglia.”

Dall’originale di Richard Walker

Questa è una delle prime favole che raccontavo a Serena quando ha iniziato ad andare in prima elementare: Giacomino insegna ai bambini come sia possibile, usando nel modo migliore la propria intelligenza e il proprio senso pratico, superare le difficoltà della vita e le paure. Ma, cosa più importante, fa capire ai nostri bambini il valore della vita: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa.” Le parole della mamma di Giacomino sono impresse nella mia mente da sempre, sin dalla prima volta che ho letto da ragazzina questa favola. E ogni giorno, mi riprometto di “insegnarle” alle mie bimbe. In una società fredda e attaccata ai beni materiali come la nostra, è importantissimo ricordarsi e tramandare i VALORI di una volta, i valori e i sentimenti di cuore che fanno bene all’uomo! Qualcuno sicuramente dirà che è più facile da dire che da fare… ma ci avete mai provato? io ci provo ogni giorno e andrò avanti a farlo, figlie e nipoti che verranno! La vita è unica e sola, e come dice la mamma di Giacomino :” appartiene a tutti gli esseri umani, dal più grande al più minuscolo che esista”! VIVA LA VITA!

E ora venite con me in cucina, dove Greta e Serena mi hanno aiutato a preparare queste deliziose POLPETTE AI FAGIOLI , senza glutine e senza lattosio, buonissime, tenere, saporite e leggere! Vi avviso… preparatene un po’ di più, perché una volta che ne avranno assaggiata una, non smetteranno più di mangiarle!
Vi avevo già proposto in precedenza qualche versione di Polpette ai fagioli e quelle ai legumi: quella di oggi prevede l’uso di fagioli borlotti, fagioli neri, fagioli dall’occhio e tantissimo basilico che conferiscono a queste polpettine un bel colore verdognolo acceso. Approfittiamo di queste temperature ancora calde per sfruttare le mie piantine di basilico! Tutti pronti? Allacciamo il grembiule e laviamoci le mani: si comincia!

Ingredienti per 15 polpette:

80gr di fagioli borlotti
80gr di fagioli neri
80gr di fagioli dall’occhio
20 foglie di basilico fresco
10 foglioline di menta
50gr di parmigiano reggiano
sale q.b.
pangrattato senza glutine q.b.
semi di sesamo q.b.
olio evo q.b.

Come per la maggior parte dei legumi è necessario tenere in ammollo i fagioli per una notte, poi sciacquarli bene e cuocerli in acqua bollente (senza sale) per almeno 35/40 minuti. Se volete velocizzare i tempi usate i fagioli in scatola al naturale: mi raccomando scolateli bene! Una volta cotti non vi resta che versarli in una ciotola, unire il basilico, la menta, il parmigiano reggiano (che vi ricordo stagionato 48 mesi non contiene lattosio), un cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.

Per rendere le polpettine più carine e gustose, abbiamo optato per due panature differenti: la classica con il pangrattato e una con i semi di sesamo.
Prendete un pochino di impasto per volta, date la forma che più vi piace e fate passare le polpettine nel pangrattato o nei semi di sesamo.

Disponete una foglio di carta da forno leggermente unto e una volta terminato l’impasto infornate a 180° per 20 minuti circa, girando le polpettine a metà cottura!

Eccole qui, semplici e buonissime!

Biscotti di sorgo integrale e cioccolato: C’Era una volta… La Papera Betta

C’era una volta la papera Betta, che viveva in una piccola casetta sul laghetto Smeraldino pieno di Ninfee insieme ai suoi due fratellini, tre sorelline, la mamma, il papà e i nonni paperi. Il giorno del suo compleanno decise di andarsene in giro per il mondo: prati, laghetti, fiumi e mari per conoscere nuovi amici. Davanti ad un’enorme torta piena di panna e cioccolata che le aveva preparato la nonna disse “Grazie per la buonissima torta e per tutti i regalini, ma io ho deciso di andare via dal laghetto Smeraldino per un pò di tempo perchè voglio vedere cose nuove”. La mamma paperina scoppiò a piangere e non voleva far partire Betta. Il papà invece abbracciò la figlia e disse: “Ti lascerò andare perchè devi fare le tue esperienze ma non sarà facile”. Così Betta, dopo aver baciato tutti, se ne andò. Durante il suo viaggio incontrò molti amici come il rospo Bibò, l’anatroccolo Arturo, l’oca Pamela ed anche animali poco socievoli, ma non di certo cattivi. Un giorno, mentre si trovava nel mare, fu attratta da una macchia marrone; non appena si fu avvicinata si sentì le ali incollate e non riusciva più a muoversi… quando non aveva più forze arrivò il Gabbiano Lorena e presa Betta con il becco la posò in terra e le disse: “Stai attenta perchè ci sono molti pericoli come questi”. Allora Betta pensò che doveva evitare tutte le macchie marroni. Mentre pensava, le venne fame: camminava in mezzo ad un prato pieno di violette, ranuncoli e panzè, quando vide un piccolo tronco marrone e bianco con l’estremità bruciacchiata, pensò che doveva provare un cibo nuovo. Lo beccò e capì immediatamente che era disgustoso, dopo un pò la sfortunata Betta cominciò a stare male… per fortuna arrivò Bibò, che la portò dal medico Agata che le diede come medicina petali di margherita e foglie di tulipani rossi. Quando si sentì meglio, Betta decise di tornare a casa perchè capì che c’erano molti pericoli contro cui non poteva difendersi; invece lì nel laghetto Smeraldino non c’erano macchie marroni collose o tronchetti velenosi. Così tornò nella sua casetta dove venne accolta da tutta la famiglia con molta gioia e baci.
Greta adora questa favola, che la mamma le racconta spesso la sera prima di addormentarsi e mi dice sempre “vedi Sere, non dobbiamo allontanarci da casa mai!” Mi fa troppo ridere, così piccolina ma anche tanto saggia! Che dite andiamo in cucina dalla nostra Mamma-Capitano? Lei e Greta ci stanno aspettando per preparare dei buonissimi biscottini! Alla prossima favola, un abbraccio Serena!
Come vi diceva Serena, la Papera Betta, è uno dei personaggi che più piacciono a Greta. Così abbiamo deciso di preparare “Betta” in versione biscotto, con una farina speciale come quella di sorgo integrale e con tanto cioccolato, in una versione senza glutine e senza lattosio! Inutile dirvi quanto la piccola si è divertita a preparare questi semplici ma buonissimi biscotti, che ci siamo anche azzardate a decorare per renderli più carini. Un sapore speciale, molto rustico, che inzuppati nel latte e cioccolato hanno reso la colazione di questi giorni veramente unica! Un saluto speciale a tutti voi dalla cambusa… QUA QUA!

Ingredienti:

200gr di farina integrale di sorgo
1\2 cucchiaino di lievito biologico
60gr di cioccolato fondente senza glutine e senza lattosio
80gr di burro senza lattosio
80gr di zucchero di cocco
1 uovo

Per prima cosa tritate il cioccolato.
In una ciotola unite il burro ammorbidito con lo zucchero e le uova.
Mescolate tutto insieme fino ad ottenere una bella cremina.
Aggiungete la farina, il lievito e il cioccolato tritato.
Impastate tutto insieme, formate una palla, ricoprite con la pellicola e mettete in frigorifero a riposare per 30 minuti.
Riprendete l’impasto, stendetelo e con la formina a papera create tanti biscotti che disporrete su una teglia ricoperta da carta forno.
Con gli zuccherini fate gli occhietti delle papere e infornate a 140° C ventilato per 10 minuti, poi alzate la temperatura a 175° C per ultimi 5 minuti di cottura.
Lasciate raffreddare e poi se vi va decorate i biscottini preparando della glassa bianca e gialla.

 

Hamburger con fagioli di soia e rosmarino senza glutine senza lattosio… un pranzo da favola

Un pranzo da favola

Si dice spesso che “il mare è una tavola!”
Tutti seduti inventiamo una favola.
C’era una volta:
forchetta, coltello e cucchiaio.
Erano cuoca, capitano e marinaio,
di una barchetta di coccio assai bella
che aveva la forma di una scodella.
Il tovagliolo dentro il bicchiere
davanti alla barca gonfiava le vele,
tutto era calmo, guardavo i gabbiani
nati muovendo per gioco le mani.
Quando ad un tratto dal mare  è arrivata,
come una pentola, la nave pirata.
La giovane cuoca ed il capitano
pronti a combattere mi saltano in mano.
L’attacco è dall’alto “Ma è minestrone!”
la barca è stracolma che gran confusione,
forchetta sviene, interviene cucchiaio
che in quattro bocconi ci salva dal guaio.
Il nemico è sconfitto, la barca è ormai vuota
resta sul fondo patata e carota,
torna un gabbiano nel cielo giocondo
continua la storia, è arrivato il secondo.
di Massimiliano Maiucchi

 

Questa è una delle filastrocche-storie preferite dalla mia piccola Greta, che ha deciso di chiudere la favola preparando proprio lei il secondo. Oggi in tavola per la Rubrica “C’era una volta…”  portiamo dei buonissimi hamburger vegetariani, senza glutine, senza lattosio, senza uova, usando fagioli teneri e di colore chiaro, dal gusto delicato: i fagioli di Soia Valfrutta, cotti a vapore e già pronti all’uso. Valfrutta, che aderisce al progetto Fedagri Qui da Noi, mi ha omaggiato dei suoi prodotti Cotti al vapore dove vitamine, sali minerali e il naturale sapore rimangono intatti e sono subito pronti da gustare.

Come tutti i bimbi Greta adora piatti semplici e gustosi, leggeri e saporiti: questi hamburger sono esattamente così! Il gusto di questi fagioli di soia è delicatissimo, e per dare un profumo speciale a questi hamburger abbiamo aggiunto il nostro amato rosmarino.
Pochissimi passaggi per un secondo che piacerà tantissimo ai vostri piccoli di casa!

Ingredienti per 6 hamburger:

300gr di fagioli di soia Valfrutta
1 patata lessata
rosmarino q.b.
sale q.b.
olio evo q.b.

I fagioli di soia Valfrutta sono già cotti, quindi basta versarli in una ciotola e frullarli. Aggiungete la patata schiacciata con una forchetta e il rosmarino tritato finemente con il coltello. Impastate bene il tutto, unite un goccio di olio e salate.
Ora con l’aiuto di un coppapasta preparate gli hamburger: Un paio di cucchiai all’interno della forma e schiacciate con il dorso di un cucchiaio. Noi li prepariamo piuttosto sottili perché alti non ci piacciono… sono troppo “pesanti”. Disponeteli su un foglio di carta forno e metteteli in frigorifero per 30 minuti. Potete cuocerli sia in forno a 180° per 20 minuti oppure passarli in padella come abbiamo fatto noi. Ungete leggermente una padella antiaderente e cuocete gli hamburger 5 minuti per lato: si formerà una leggera crosticina che i bimbi adoreranno!

Gli hamburger di fagioli di soia e rosmarino sono pronti: buon appetito!

Biscotti al Miele senza glutine senza lattosio: C’era una Volta… L’APE MAIA e il Miele

In questa meravigliosa e colorata stagione tanti piccoli e grandi insetti ci fanno compagnia, svolazzando nell’aria e sorvolando i meravigliosi prati fioriti. Tra loro c’è un insetto che spesso spaventa, ma che è fondamentale per l’equilibrio della natura: L’APE! E quando si parla di APE tanti di noi pensano subito alla nostra amica APE MAIA, che con le sue divertenti avventure ci ha fatto compagnia!

“Si sveglia il mondo lo accarezza il sole
si sveglia l’ape Maia dentro un fiore
Apre i suoi occhi sorridenti
stropiccia le sue ali trasparenti

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia
Vola sopra un monte, sfiora il cielo
per rubare il nettare da un melo

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia

Il grillo canterino s’è svegliato
fa la serenata a tutto il prato
In quel prato verde come il mare
l’importante è un fiore da trovare

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia
Finché il ragno tesse la sua tela
mentre il vento la sua trama svela

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia

Bzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia
Nuvole di panna su nel cielo
brilla sulla Terra e sotto un melo

Vola, vola, vola vola, vola l’ape Maia
gialla e nera nera e gialla, tanto gaia”

Adoro questa sigla, io e la piccola Greta la cantiamo ogni volta che un ape ci ronza intorno!
Ed eccola qui l’Ape Maia  che vive in un campo di fiori, ama la libertà e le regole dell’alveare le vanno un po’ strette. Assieme al suo migliore amico Willy, e a molti altri amici del prato, Alessandro il topo, Kurt lo scarafaggio, Tecla il ragno, Max il lombrico, è sempre alla ricerca di nuove avventure. Spesso le appassionanti situazioni che si trova ad affrontare si complicano e, con l’aiuto del saggio grillo Flip, riesce sempre a trovare una soluzione adeguata. Il suo carattere vivace e curioso unito alla sua grande sete di scoperta la portano a sperimentare avventure sempre nuove e diverse, espolarndo un mondo di bellezze, muovendosi in meravigliosi e avvolgenti paesaggi. Una storia fantastica che ha fatto amare questo importantissimo insetto a tanti di noi.
Ma perché le Api sono così importanti? Le api non si possono addomesticare, eppure da millenni vivono in simbiosi con gli apicoltori, producendo miele, pappa reale, cera, polline e propoli. Inoltre, volando di fiore in fiore, impollinano circa il 70% di tutte le piante al mondo. Le api si nutrono infatti del nettare contenuto nei fiori e sono attratte dai loro colori, profumi e forme. Nei fiori si trova però anche il polline, una “polverina gialla” attraverso la quale le piante si riproducono. Il polline resta attaccato alle api che lo trasportano di pianta in pianta. Si può dire che in cambio del nettare, le api donano al mondo la vita. Frutta, ortaggi, foraggi per animali, piante officinali e diverse colture, come il cotone o la soia, non esisterebbero, senza l’impollinazione effettuata dalle api e da altri insetti. Quindi quando un ape vi ronza intorno, o entra in casa, non uccidetela… lasciatela volare via, aiutatela a liberarsi senza agitarvi: sapete bene che punge solo perché vuole difendersi !

E poi voi rinuncereste a un prodotto buono come il miele? La ciurma dice NO!!! Il miele, prodotto della trasformazione effettuata dalle api del nettare e della melata, è un alimento importantissimo, che andrebbe portato in tavola ogni giorno! E’ composto da zuccheri semplici, facilmente digeribile, contiene  enzimi, vitamine, oligominerali, sostanze antibiotico-simili e sostanze che possono favorire i processi di accrescimento.

I suoi benefici sul nostro corpo sono tantissimo:
– azione decongestionante, calmante della tosse
– aumento della potenza fisica e della resistenza
– azione cardiotropa
– azione protettiva e disintossicante sul fegato
– azione protettiva, stimolante, regolatrice sull’apparato digestivo
– azione diuretica
– azione antianemica

A voi piace il miele? e ai vostri piccoli? Greta ne mangia regolarmente un paio di cucchiai al giorno e naturalmente lo usiamo per dolcificare un po’ di tutto, dal thè, al latte alle spremute! Ma la cosa che piace di più alla ciurma sono i biscottini al miele, buoni in ogni momento della giornata! Le ragazze si divertono moltissimo a prepararli e per una merenda speciale in compagnia di amici, abbiamo voluto preparali a forma di fiorellino. Ho usato la mia semplice frolla #senzaglutine e #senzalattosio con farine naturali, arricchita da tanto buon miele. Che dite? Andiamo a prepararli ?

Ingredienti:

150gr di farina di riso
70gr di maizena
80gr di olio di mais
80gr di miele
1 uovo
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito per dolci S.Martino senza glutine
miele q.b.
zucchero integrale di cocco q.b.
fiocchi di cocco essiccati q.b.

Unite e setacciate le farine insieme al lievito. Lavorate l’uovo con il miele, il pizzico di sale, aggiungete le farine e iniziate a lavorare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e lasciate riposare in frigorifero per 30 minuti. Riprendete l’impasto, stendetelo e ritagliate tanti fiorellini con lo stampino. Su metà dei fiori ritagliate anche il centro con un piccolo bicchierino. Ora prendete un fiorellino normale, spalmate con un pochino di miele e adagiate sopra un fiorellino con il buco. Aggiungete al centro un pochino di zucchero integrale di cocco oppure dei fiocchi di cocco essiccati. Infornate a 180° per 15/20 minuti! Fate raffreddare e godetevi questi buonissimi e dolci biscottini al miele!

Involtini alla valdostana con Prosciutto e Fontina senza glutine: la Fontina e la sua storia

La Valle D’Aosta è la regione più piccola d’Italia ed è come un quadro incorniciato dai monti più alti della nostra nazione. Confina con la Francia, la Svizzera e il Piemonte cui si deve la maggiore influenza culinaria e non. La Valle d’Aosta ha un passato gastronomico fondato su piatti semplici, rustici e prodotti con le risorse locali e che sono diventati famosi per la loro genuinità e bontà. La cucina valdostana è quella tipica montanara, gustosa e sostanziosa.
Sin dai tempi più antichi sono stati fondamentali gli allevamenti di bestiame per la produzione del latte, con cui sono stati creati i famosi formaggi bovini e caprini locali, ed in particolare la Fontina, divenuta simbolo della Valle d’Aosta e che ha anche conquistato il marchio DOP.
In un affresco del castello di Issogne, dimora feudale nella bassa Valle d’Aosta, si trova la più antica testimonianza visiva dell’esistenza della Fontina: nella pittura infatti, risalente alla fine del XV° secolo, è rappresentata una bottega sul cui banco si nota una pila di formaggi praticamente uguali alla Fontina prodotta ancora oggi. Il termine fontina compare per la prima volta in un documento del 1270, redatto in lingua latina, ma è utilizzato come toponimo per individuare un appezzamento di terreno. Il nome viene successivamente utilizzato, a partire dal 1700, per indicare il formaggio in manoscritti, testi, atti pubblici e inventari; esso secondo alcuni potrebbe derivare dall’alpeggio Fontin ovvero dal villaggio di Fontinaz o ancora dal cognome di una famiglia. Da quel momento entra però nel linguaggio corrente a indicare il noto e inconfondibile formaggio. La Fontina è un formaggio dalla pasta elastica e dal colore giallo tenue ed è alla base di tantissime ricette tipiche valdostane. Oggi ho voluto raccontarVi la storia di questo buonissimo formaggio, che non manca mai nella nostra scatola dei formaggi, perchè molto amato dalla ciurma.  Come ben sapete io e Serena, per la nostra intolleranza al lattosio, non possiamo consumare tutti i formaggi o per lo meno limitarne il consumo al minimo. Ma la ricetta di oggi è  troppo buona e perfetta per i nostri piccoli di casa, ed è proprio una di quelle a cui non si riesce a dire mai di no!!! Oggi in tavola vi portiamo degli sfiziosi involtini, semplici e gustosissimi, che potete preparare con l’aiuto dei piccoli di casa: fette di prosciutto cotto, fette di fontina, uova e pangrattato senza glutine ! Laviamoci le mani e via in cucina!

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

200gr di fontina
300gr di prosciutto cotto a fette di 1/2 cm
2 uova
150gr di pangrattato senza glutine
olio di semi di arachidi per friggere
sale

Riducete la fontina in dodici fette. Disponete le fette di prosciutto sul piano di lavoro e adagiate al centro di ognuna una fettina di formaggio. Arrotolate le fettine su se stesse, in modo da formare degli involtini, ripiegate le estremità verso l’interno, per evitare che la fontina, fondendo, fuoriesca.
In una ciotola sgusciate le uova e sbattetele con una presa di sale. Passate gli involtini prima nelle uova e poi nel pangrattato, ripetendo l’operazione per due volte in modo da ottenere una doppia impanatura.
In un tegame scaldate abbondante olio di semi di arachidi e friggete gli involtini rigirandoli su se stessi con l’aiuto di una spatola, finché avranno assunto una doratura uniforme. Scolateli su carta assorbente affinché perdano l’unto in eccesso.
Servite subito in tavola con una tenera insalata!

Crostata al profumo di Lavanda con ripieno di Mele e Marmellata di Mele e Lavanda senza lattosio: C’era una volta … La leggenda della Primavera

Nell’aria si sente già profumo di Primavera, sui rami degli alberi si scorgono i primi germogli e nei campi qualche margherita già si vede. Oggi, per la Rubrica C’era una Volta…, voglio condividere con voi una meravigliosa Favola che ho trovato in un bellissimo libro lasciatomi dal mio caro nonno Luigi, anche lui amante della lettura e della natura. Ricordo ancora le giornate passate nel suo orto insieme… ci manca tanto a tutti!
Vi porto con me dentro questa bellissima favola…

LA LEGGENDA DELLA PRIMAVERA

“Era una mattina soleggiata.
La foresta riprendeva vita. Il sole sorgeva imponente su tutto, la neve dello scorso inverno stava scomparendo grazie ai deboli ma tenaci raggi di sole.
Gli animali si svegliavano dal loro letargo. I prati verdi cominciavano a muoversi grazie alla fresche brezza mattutina.
Improvvisamente tutti gli animali scattarono a quel suono: lei si era svegliata.
Tutti si diressero al centro della foresta verde, dove si trovava una caverna.
Da li proveniva un dolce profumo di fiori appena sbocciati e una melodia allegra alleggiava nell’aria.
Poco dopo presero a crescere fiori di ogni genere e colore. Era davvero bellissimo.
Poi da quel buco nella pietra s’intravide una luce, riscaldava l’animo dei nostri giovani amici, i quali si sentivano di nuovo pieni di energie .
Infine si fece vedere. Aveva un vestito lungo e azzurro fino ai piedi, i capelli lunghi e biondi intrecciati con una corona fatta di fiori, le orecchie a punta s’intravedevano appena tra quei fili d’oro, gli occhi verdi ed un bellissimo sorriso.
Intorno a lei volteggiavano milioni di farfalle dai variopinti colori, e graziosissime api e coccinelle.
Mentre usciva da quella caverna, rimasta a riposo, troppo a lungo, danzava. Perché lei era cosi, un animo puro che ballava felice.
Lei rabbrividì leggermente al contatto dei suoi piedi con l’umido terreno della foresta.
Gli animali la guardavano tranquilli. Sapevano perfettamente che quella melodia era prodotta dal suo cuore di fata. Loro non la temevano.
Lei era la vita, il risveglio dopo il lungo ed interminabile sonno della natura.
Colei che faceva sbocciare i fiori, risvegliare dal letargo gli animali, lo scorrere di tutto viene ripreso non appena il suo cuore di fata riprende a battere.
Dopo un po’, si gira verso l’orizzonte e guarda oltre la foresta, lontano da quel luogo, finché lo si sente arrivare: al galoppo, più veloce della luce, allora il sorriso della nostra Fata si allarga sempre più.
Un unicorno bianco, dagli occhi blu ed il corno argentato fa la sua comparsa proprio davanti a lei.
Lei si avvicina cauta, quella creatura è ancora più fragile di lei. Apre la mano e da li appare magicamente un semino che ben presto diventa un pomo d’argento.
Lei s’inchina con eleganza degna di una vera principessa, davanti all’unicorno con il pomo d’argento rivolto verso il muso del cavallo.
Lui dapprima lo annusa con sospetto, poi lentamente lo mangia.
A quel punto lei si alza velocemente e lo accarezza con dolcezza, baciandolo sul muso.
Poi si alza in volo leggiadra come una piuma ed atterra sul cavallo, ad amazzone. Lui non sembra a disagio. Poi con un piccolo colpetto all’unicorno da parte della fanciulla, lui si volta e parte al galoppo, da dove era arrivato.
Mentre sfrecciava via, la melodia della giovane scompariva pian piano, lasciando al suo posto un dolce aroma.
E com’era apparsa, si era volatilizzata.
Gi animali che erano rimasti ad osservare la scena sapevano cosa sarebbe successo da li a poco. La fata, avrebbe passato a cavallo svariati territori, risvegliando la natura con il dolce profumo della vita.
Perché lei, è la Primavera.”
E’ bellissima vero? Un sogno ad occhi aperti, che lascia una dolcezza unica nel cuore. E questa dolcezza io e la mamma l’abbiamo trasformata in un Dolce troppo troppo buono!!! Un abbraccio a tutti, passo la parola al nostro Capitano e vi ricordo che la Rubrica tornerà entro fine mese per la favola che ha scelto la mia sorellina Greta!
ciao SERENA!

Come vi raccontava Serena oggi portiamo in tavola un buonissimo dolce: UNA CROSTATA integrale  al PROFUMO DI LAVANDA, con un RIPIENO DI DOLCI MELE e MARMELLATA DI MELE e LAVANDA, senza lattosio e senza burro! Andiamo subito in cucina a preparare questa delizia!

Ingredienti :

200gr farina per dolci
100gr di farina integrale
120gr di farina di riso
2 uova grandi
110 ml di olio di semi di mais o girasole
200 gr zucchero di canna
1 bustina di lievito per dolci
mezza tazzina di infuso di lavanda
un pizzico di sale
Marmellata di Mele e Lavanda
3 Mele Fuji

In una ciotola unite le farine, le uova, l’olio, lo zucchero, il lievito, il sale e iniziate a lavorare insieme tutti gli ingredienti aggiungendo piano piano l’infuso di lavanda fino ad ottenere un bel panetto omogeneo. Fate una palla, ricoprite con la pellicola e mettete in frigorifero per almeno 30 minuti. Riprendente l’impasto, tiratene via un terzo che rimetterete in frigorifero e iniziate a stendere la restante parte con l’aiuto di farina e di un mattarello. Oliate una teglia, infarinatela e disponete questo primo cerchio che io lascio abbastanza spesso. Lavate, sbucciate e tagliate le mele a fette. Disponetele all’interno e alternate gli strati con la marmellata di mele e lavanda. Riprendete la pasta rimasta in frigorifero, stendetela e ricoprite completamente la crostata, rifinendo bene i bordi.  Con i residui rimasti decorate la superfici, Serena ha fatto un cuoricino e con la forchetta dei decori. Bucherellate la superficie e infornate a 180° per 40/45 minuti circa. Ora non vi resta che far raffreddare, tirare via dalla teglia e godervi una fetta di questa buonissima, leggera e profumata Crostata!