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Polpette di fagioli: C’Era una Volta… Giacomino e il Fagiolo Magico

GIACOMINO E IL FAGIOLO MAGICO

“In una casetta di pietra vivevano, molti e poi molti anni fa, una povera vedova e il suo unico figlio, che si chiamava Giacomino. Non possedevano che una mucca. La mucca dava loro ogni giorno una certa quantità di latte, e con la vendita del latte i due campavano, seppure miseramente.
Ma la mucca invecchiava, e allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla. Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso, che propose al giovane un baratto.
“Stammi bene a sentire”, disse. “Se mi dai la tua mucca, io in cambio ti do cinque fagioli magici. Decidi”.
Giacomino ci rifletté su un bel po’. Non sapeva come comportarsi. Alla fine, attratto dalla supposta magia di quei fagioli, accettò: cedette la mucca ed ebbe i fagioli.
Giunto a casa, la madre si mise le mani nei capelli.
“Ma tu sei ammattito, figlio mio! E adesso con che cosa vivremo? Con i soldi avremmo comperato una mucca giovane, che ci avrebbe dato del buon latte fresco. Così invece siamo alla fame. Sciagurato ragazzo, non dovevo fidarmi di te!”.
Incollerita, la donna afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra. Poi entrambi andarono a dormire, senza nemmeno cenare.
L’indomani, non appena Giacomino, alzatosi, andò alla finestra, scorse, nel punto in cui erano stati gettati i fagioli, una pianta gigantesca. Un fagiolo così alto che non se ne vedeva la cima.
“Allora quei fagioli erano magici davvero”, pensò, “se in una sola notte hanno fatto crescere questa pianta smisurata. Voglio arrampicarmi per andare a vedere fin dove arriva”.
Trovatosi al di sopra delle nuvole, Giacomino dette uno sguardo attorno, e vide un castello. Con precauzione si staccò dalla pianta, constatò che le nuvole reggevano il suo peso, procedendo su di esse si diresse al castello e vi entrò.
Mettevano un po’ di paura l’androne, gli scaloni, le sale. Mentre egli s’incuriosiva nell’immaginare chi ne fosse il proprietario, si sentì dire da un vocione: “E tu che sei venuto a fare, qui? Chi sei?”.
“Mi sono perso”, mentì Giacomino, “ed è da ieri che non mangio. Sapeste che fame che ho!”.
Il vocione apparteneva alla padrona di casa, che era un’orchessa, cioè la moglie d’un orco. Ma, mentre l’orco era un violento, lei era mite, e provò simpatia per il ragazzo che le stava di fronte.
Perciò si dette da fare: offrì a Giacomino del latte caldo, e dei buoni dolcetti con lo zucchero sopra. Ma ecco che, all’improvviso, la casa rintronò, e si udirono dei passi pesanti come quelli d’un elefante.
“Presto, nasconditi, è l’orco che sta arrivando”, disse il donnone.
Mentre Giacomino trovava un rifugio, l’orco entrò dalla porta, mettendosi di traverso, sennò non ci sarebbe passato. Poi si stese su una poltrona larga quattro metri. Annusò, e sentì profumo di carne umana.
“Ci dev’essere un bambino, in questa casa”, sbottò.
Dal forno dove si era rifugiato, Giacomino tremava di paura. “Un bambino?”, finse di stupirsi l’orchessa. “Tu straluni ogni giorno di più. Di che bambini e bambini vai cianciando? Stai diventando vecchio, mio caro”. E intanto, per distrarre il consorte, gli mise davanti la cena, che consisteva in un capretto e in un barilotto di vino.
Saziatosi, l’orco cominciò a contare monete d’oro, cavandole da due sacchi. Zecchini, marenghi, fiorini. Un vero tesoro. Conta e riconta, alla fine si addormentò.
Allora Giacomino sgusciò dal forno, e riempì un sacchetto di quelle monete. Poi tornò al fagiolo che lo aveva fatto salire fin là, vi si abbrancò e prese a discendere.
“Meno male che l’orchessa era andata a prepararsi il letto”, pensava. “Altrimenti come avrei potuto fuggire, per di più con tutto questo denaro?”.
Ai piedi della pianta, ecco la madre di Giacomino, piangente e preoccupata per l’assenza del figlio.
“Dove sei stato, dove? Vuoi proprio farmi morire d’angoscia?”.
“Sono stato dove mi ha portato la pianta cresciuta dai fagioli magici. Ci credi, adesso, che erano magici?”. E le mise davanti il bel gruzzolo sottratto nella casa dell’orco.
Con quelle monete, madre e figlio vissero finalmente senza problemi, almeno per un bel po’.
Ma anche se erano tante, le monete finirono. Perciò Giacomino decise di tornare ad arrampicarsi sul fagiolo, raggiungere il castello dell’orco e prenderne altre. Per non farsi scorgere dall’orchessa, di nuovo trovò rifugio nel forno.
Risuonarono fragorosi i passi dell’orco che, appena entrato, fiutò l’aria e fiutò la presenza d’un bambino.
E di nuovo la moglie a dirgli: “Ma è proprio una fissazione! Tu straluni sempre peggio. Bisognerà chiamare il medico, un giorno o l’altro”.
Lo diceva convinta, l’orchessa, perché non aveva visto nessun forestiero da quelle parti. Così convinta, che l’orco si tranquillizzò e, cavatosi dall’enorme tasca del giaccone una gallina, si dette ad accarezzarla. Sotto quelle carezze, la gallina si accovacciò e fece, seduta stante, due uova d’oro. “Se ce la faccio, me la porto via”, pensava Giacomino dal suo nascondiglio. Così, non appena l’orco prese a russare, con un balzo afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta. Ma questa volta la fuga fu complicata.
“Al ladro, al ladro!”, gridava infatti la gallina, starnazzando. Per fortuna le foglie della pianta nascosero ben presto Giacomino dalla vista dell’orco che aveva cominciato a inseguirlo, e il ragazzo atterrò sano e salvo.
“Tutto lì?”, si stupì la madre. “Solo una gallina gli hai portato via?”.
“Aspetta”.
Giacomino l’accarezzò, come aveva visto fare all’orco, e la gallina depose due uova d’oro massiccio.
“La nostra fortuna è fatta, ragazzo mio!”, esclamò la madre.
“Lo so bene”, rispose Giacomino, che era più in gamba di quanto lei supponesse.
Grazie alle uova d’oro, Giacomino poté ordinare la costruzione d’un palazzo, dove entrambi andarono ad abitare. Un palazzo nel cui interno furono disposti quadri, arazzi, argenterie, vasellami, e le cui porte non venivano mai chiuse. Tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i diseredati: perché Giacomino aveva buon cuore, e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.
Un triste giorno, però, la madre di Giacomino cadde ammalata, di un male che i medici non riuscivano a capire. Era come se non le importasse più di vivere. Aveva perduto il sorriso. Non provava entusiasmo per nulla. Inoltre rifiutava il cibo, e perciò deperiva, chiusa in una profonda malinconia.
Giacomino fece venire a palazzo clowns e giullari perché, con i loro giochi, con i loro scherzi, le risollevassero il morale. Ma non ci fu nulla da fare.
Decise allora di tornare nel castello dell’orco, sperando di trovarvi in qualche modo un rimedio. Si arrampicò di nuovo sul fagiolo, raggiunse il castello, e qui, senza farsi scorgere da nessuno, si rifugiò dentro una pentola e attese gli eventi.
Ed eccolo, l’orco, giungere con i suoi passi pesanti. Cenò, poi trasse da una cassapanca un’arpa magica, e lo strumento iniziò a suonare, da solo, una melodia dolcissima: così dolce che l’orco, dopo aver sorriso e poi riso di gusto, si addormentò.
Lesto, Giacomino scattò fuori dalla pentola, prese al volo l’arpa e fuggì verso il fagiolo per ridiscendere a terra. Ma l’arpa non voleva saperne di lasciarsi rapire.
“Padrone, padrone!”, gridava rivolta all’orco. “Svegliati. Mi stanno rubando!”.
E Giacomino: “Zitta! Taci una buona volta. Ti porterò dove starai molto meglio di qui”. E intanto correva. La pianta si avvicinava, però si avvicinava anche l’orco, che gli era quasi alle calcagna.
Come Dio volle, il ragazzo raggiunse prima la chioma, poi il fusto della pianta e, con il fiato grosso e il cuore che gli batteva forte, cominciò a scendere, a lasciarsi scivolare verso il basso. Non aveva ancora toccato terra, che l’arpa si mise a suonare una nuova melodia, ancora più dolce. Ed ecco, per incanto, la madre di Giacomino sorridere, farsi incontro al figlio, abbracciarlo. Sembrava addirittura ringiovanita, ed era di sicuro guarita, grazie a quel suono. Tuttavia Giacomino non ebbe tempo di rallegrarsi, perché s’accorse che la pianta oscillava. Oscillava sotto il peso dell’orco che, trovata la strada, scendeva a riprendersi l’arpa, e si può immaginare quanto fosse arrabbiato.
Non c’era un minuto da perdere. Giacomino corse a prendere una scure e vibrò contro il fagiolo molti colpi ben assestati. Gli stivaloni dell’orco erano già in vista, quando la pianta cedette, trascinando l’orco in un burrone. Inutilmente l’orchessa lo cercò per ogni dove: egli era caduto giù, a terra, ai piedi della pianta e lì giaceva esanime. La madre di Giacomino si avvicinò al gigante: egli era gravemente ferito. La sua recente infermità le aveva fatto conoscere le sofferenze della malattia e capire a fondo che ammalarsi dipende molto più dall’animo che dal corpo, ed ora era ben decisa ad evitare che l’enorme essere che le era disteso innanzi morisse Perciò fece chiamare i più bravi medici del regno, perché si prodigassero nelle migliori cure. Poi si rivolse a Giacomino: “Figlio mio adorato, durante questo lungo periodo di malattia ho riflettuto e compreso la gravità delle azioni che hai compiuto nel regno del gigante con la mia complicità. Ora l’orco sta per morire a causa nostra.”
Giacomino la guardò con attenzione ed ella continuò: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa. Nulla ha più valore della vita, che appartiene a tutti gli esseri, dal più grande al più minuscolo che esista. Ora non ci resta che pregare affinché l’orco si salvi!”.
E Orco si salvò. Ormai guarito, e divenuto assai gentile dopo la guarigione, prese Oca ed Arpa e salì sul monte più alto del paese dal quale, con un enorme balzo, tornò a casa, felice di riabbracciare la sua famiglia.”

Dall’originale di Richard Walker

Questa è una delle prime favole che raccontavo a Serena quando ha iniziato ad andare in prima elementare: Giacomino insegna ai bambini come sia possibile, usando nel modo migliore la propria intelligenza e il proprio senso pratico, superare le difficoltà della vita e le paure. Ma, cosa più importante, fa capire ai nostri bambini il valore della vita: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa.” Le parole della mamma di Giacomino sono impresse nella mia mente da sempre, sin dalla prima volta che ho letto da ragazzina questa favola. E ogni giorno, mi riprometto di “insegnarle” alle mie bimbe. In una società fredda e attaccata ai beni materiali come la nostra, è importantissimo ricordarsi e tramandare i VALORI di una volta, i valori e i sentimenti di cuore che fanno bene all’uomo! Qualcuno sicuramente dirà che è più facile da dire che da fare… ma ci avete mai provato? io ci provo ogni giorno e andrò avanti a farlo, figlie e nipoti che verranno! La vita è unica e sola, e come dice la mamma di Giacomino :” appartiene a tutti gli esseri umani, dal più grande al più minuscolo che esista”! VIVA LA VITA!

E ora venite con me in cucina, dove Greta e Serena mi hanno aiutato a preparare queste deliziose POLPETTE AI FAGIOLI , senza glutine e senza lattosio, buonissime, tenere, saporite e leggere! Vi avviso… preparatene un po’ di più, perché una volta che ne avranno assaggiata una, non smetteranno più di mangiarle!
Vi avevo già proposto in precedenza qualche versione di Polpette ai fagioli e quelle ai legumi: quella di oggi prevede l’uso di fagioli borlotti, fagioli neri, fagioli dall’occhio e tantissimo basilico che conferiscono a queste polpettine un bel colore verdognolo acceso. Approfittiamo di queste temperature ancora calde per sfruttare le mie piantine di basilico! Tutti pronti? Allacciamo il grembiule e laviamoci le mani: si comincia!

Ingredienti per 15 polpette:

80gr di fagioli borlotti
80gr di fagioli neri
80gr di fagioli dall’occhio
20 foglie di basilico fresco
10 foglioline di menta
50gr di parmigiano reggiano
sale q.b.
pangrattato senza glutine q.b.
semi di sesamo q.b.
olio evo q.b.

Come per la maggior parte dei legumi è necessario tenere in ammollo i fagioli per una notte, poi sciacquarli bene e cuocerli in acqua bollente (senza sale) per almeno 35/40 minuti. Se volete velocizzare i tempi usate i fagioli in scatola al naturale: mi raccomando scolateli bene! Una volta cotti non vi resta che versarli in una ciotola, unire il basilico, la menta, il parmigiano reggiano (che vi ricordo stagionato 48 mesi non contiene lattosio), un cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.

Per rendere le polpettine più carine e gustose, abbiamo optato per due panature differenti: la classica con il pangrattato e una con i semi di sesamo.
Prendete un pochino di impasto per volta, date la forma che più vi piace e fate passare le polpettine nel pangrattato o nei semi di sesamo.

Disponete una foglio di carta da forno leggermente unto e una volta terminato l’impasto infornate a 180° per 20 minuti circa, girando le polpettine a metà cottura!

Eccole qui, semplici e buonissime!

Farinata con pomodorini secchi, porri e origano

Per il nostro appuntamento del Venerdì “L’Angolino del Papà” oggi prepariamo una buonissima Farinata di ceci arricchita da pomodorini secchi,  porri e tanto buon origano siciliano. Una ricetta semplice della nostra tradizione italiana e che io preparo regolarmente una volta alla settimana perché molto apprezzata dal nostro Papà di casa! Un piatto delizioso, molto saporito, senza glutine e senza lattosio, da portare in tavola in qualsiasi occasione, sia come aperitivo che come piatto unico, accompagnato magari da un buon contorno di verdure! Auguro a tutti voi un fantastico WEEK END lungo di Halloween … pronti per dolcetto o scherzetto? Vi ricordo che se volete qualche idea per questa festa qui trovate tante ricettine facili e spaventose!

Ingredienti:

150gr di farina di ceci
450 ml di acqua
2 cucchiai di olio extravergine
10gr di sale
pomodorini secchi q.b.
1 porro
origano q.b.

20160907_113019Pulite il porro, tagliatelo a rondelle e fatelo cuocere in padella 5 minuti con un cucchiaio di olio e un cucchiaio di acqua. In una ciotola unisci l’acqua e l’olio alla farina, mescolando bene. Accendi il forno a 200 °C, versa l’impasto dello spessore non superiore a 1 cm in una teglia ricoperta con carta da forno e leggermente unta, aggiungi il porro stufato, i pomodorini secchi, origano e sale sparso. Fate cuocere per 25 minuti circo fino a far dorare la superficie, e poi qualche minuto di grill per renderla ancora più croccante!

Servite caldissima!

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Vi ricordo la mia Farinata con Camembert , quella con Spinaci e Pomodori e ancora la mia Piadina di farinata!

Tortino di Zucchine, Basilico e Nocciole: coccole da asporto

In questo ultimo periodo sto portando in tavola i piatti che più piacciono alla ciurma anche per far “ambientare” la nuova arrivata in famiglia, la nonna Teresa, che ormai ufficialmente si è stabilita da noi, ai nostri gusti e alla mia cucina. Devo dire con gioia che l’apprezzamento della nonna ai miei piatti è cosa molto gradita, specialmente perché a dirmelo è una ex-cuoca! La cosa bella è la scoperta di cose nuove da entrambe le parti e lei, nonostante non metta più le mani in cucina, è una fonte inesauribile di informazioni, trucchetti e ricette della tradizione! In questi giorni la nonna è in ospedale per l’intervento al ginocchio e starà lontano da casa per qualche settimana. La cucina dell’ospedale è… come dire… una cucina da malati e la mia cara Teresina, dopo i primi giorni di digiuno e di malessere, ora naturalmente ha fame. 20140624_120657Così ogni tanto ci scappa qualche manicheretto da casa, per coccolarla anche se lontana, come una porzione di questo Tortino di Zucchine, Basilico e Nocciole, senza glutine e senza lattosio, una delle ricette preferite da Serena e che ultimamente prepara da sola. Un Tortino semplicissimo e veloce, leggero e gustoso, pieno di zucchine dell’orto, tantissimo profumato basilico e con una sfiziosa granella di nocciole! Non  mi  resta che lasciarvi la ricetta e augurarvi una serena settimana!

Ingredienti:

6 zucchine
4 uova
1 mazzetto di basilico
4 cucchiai di granella di nocciole
olio evo q.b.
sale e noce moscata q.b.

Lavate bene le zucchine, grattugiatele e disponete il tutto all’interno di una colapasta, così che rilascino tutta la loro acqua di vegetazione. Nel frattempo pulite il basilico e tritate grossolanamente le foglie. Rompete le uova in una ciotola, sbattetele e unite il basilico e le zucchine grattugiate ben strizzate. Aggiustate di sale e noce moscata, aggiungete 2 cucchiai di granella di nocciole e mescolate bene. Foderate una teglia con carta da forno inumidita e ben strizzata, ungete leggermente il fondo e versate il tutto.

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Infornate a 160° per 20/25 minuti circa, controllando la cottura con uno stuzzicadenti. Una volta pronta, fate raffreddare e poi estraete dallo stampo.

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E’ ottima sia tiepida che fredda, perfetta per una gita fuori porta o un semplice pic nic…vedrete, piacerà proprio a tutti!

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Fagiolini al pomodoro: più gusto

I fagiolini sono dei legumi appartenenti alla famiglia delle Fabaceae. Hanno proprietà nutrizionali differente dai più comuni legumi: l’apporto calorico è inferiore, solo 18kcal per 100gr; pochissime proteine come una bassissima percentuale di grassi; il colesterolo e carboidrati praticamente assente, il resto è acqua. fagiolinoA differenza contengono un’elevatissima quantità di potassio, calcio, fosforo e ferro e ottime qualità di vitamina A, C e K. Inoltre  sono una buona fonte di acido folico e di vitamine del gruppo B.  Svariati sono i motivi per portare in tavola questo buonissimo ortaggio:
– stimolano il transito intestinale
– contrastano ritenzione idrica
– proteggono dai radicali liberi
– rinforzano sistema immunitario
– hanno un basso indice glicemico
– alleviano i sintomi di gastrite e reflusso
– prevengono osteroporosi

Per mia fortuna la ciurma adora i fagiolini: la piccola Greta li mangia così, anche semplicemente lessati e conditi in insalata. Perché non provare a prepararli dando un gusto in più? renderli ancora più saporiti? Ecco allora un ottimo contorno, come sempre facile e veloce da preparare, che renderà i fagiolini molto più gustosi e perfetti per accompagnare qualsiasi secondo piatto: basta aggiungere del buon pomodoro come la Polpa Più Cirio, ricca e corposa, dal profumo intenso del pomodoro fresco, qualche erba aromatica e via il gioco è fatto!

Ingredienti:

600gr di fagiolini
1 lattina di Polpa Più Cirio da 400gr
1 spicchio d’aglio
1 rametto di timo
1 rametto di rosmarino
olio evo q.b.
sale e pepe q.b.

Pulite i fagiolini, lavateli e lessateli in acqua salata. Scolateli al dente e fateli raffreddare. In un largo tegame fate soffriggere con due cucchiai di olio lo spicchio d’aglio schiacciato insieme alle erbe. Aggiungete i fagiolini, la salsa di pomodoro, aggiustate di sale e pepe e fate cuocere per 10/15 minuti.

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Un profumo meraviglioso vi travolgerà. Non vi resta che spegnere e portare in tavola!

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Se volete altre idee per portare in tavola i fagiolini eccole qui: Quiche di Fagiolini, Torta salata di fagiolini, Strudel, Fagiolini e patate.

Risotto alla Zucca con Radicchio e Caciocavallo: mamma che freddo!

Inverno

“Le nuvole sono nere,
Quanta pioggia vien dal cielo!
Ecco adesso viene l’inverno
con la neve e con il gelo.
Brr! che freddo ci sarà!
Che altro mai ci porterà?
Con le buone e dolci arance,
mandarini e mandarance.
Poi la festa di Natale
e alla fine il Carnevale.
Spogli ha i rami l’alberello
e il nonnino infreddolito
resta accanto al fuocherello.
Gli animali della terra
dormon tutti nella tana ,
ma io corro sulla neve
chè i vestiti son di lana!”

E’ arrivato il freddo: giubbotti più pesanti insieme a guanti, cappelli e sciarpe hanno preso posto sull’attaccapanni di casa. In fin dei conti manca un mese a Natale, le previsioni annunciano tanta neve, per la gioia dei piccoli e un pochino meno di noi grandi. Greta tutte le mattine corre alla finestra con la speranza di ritrovarsi davanti un meraviglioso panorama bianco,  tutto coperto di neve scintillante: “Mamma, perché non nevica? io voglio fare Olaf!” Nonostante abbia solo 3 anni e mezzo si ricorda ancora il pupazzo fatto l’anno scorso “Quest’anno però lo facciamo più piccolo papà, così posso abbracciarlo”. La sua dolcezza infinita è unica, riesce a trasformare giornate iniziate male semplicemente con un sorriso, in meravigliosi momenti di vita. E questa dolcezza riesce a metterla in ogni cosa che fa: adoro cucinare con lei, le sue piccole manine che mi aiutano a tagliare le verdure o girare il sugo e  la sua dolce bocca che brama per assaggiare subito il piatto. Lei adora cucinare i primi piatti, pasta e riso di ogni genere e il risotto con la zucca è uno dei suoi  preferiti: quel colore acceso arancione gli piace tantissimo, lei ama i piatti colorati, pieni di vita! Così, visto il freddo improvviso, abbiamo deciso di coccolarci proprio con questo piatto, in una versione nuova con radicchio e caciocavallo: una vera bontà!!!

Andiamo in cambusa e mettiamoci al lavoro, grembiule e attrezzi sono pronti: SI CUCINA!

Ingredienti per 4 persone:

320gr di Riso Carnaroli
200gr di zucca pulita
1 radicchio piccolo
150r di Caciocavallo
1/2 cipolla
olio evo q.b.
brodo vegetale q.b.
1 cucchiaino di curcuma
sale e pepe q.b.

Pulite la zucca e tagliatela a cubetti piccoli. In una casseruola con due cucchiai di olio fate rosolare la cipolla tritata, unite il riso e fate tostare. Aggiungete la zucca e piano piano il brodo bollente, lasciando asciugare tra un’aggiunta e l’altra e mescolando spesso. A metà cottura unite il radicchio precedentemente lavato e tritato. Mescolate e portate a cottura. Nel frattempo grattugiate il caciocavallo e tenete da parte. Quando il riso è pronto, spegnete la fiamma, unite il formaggio e mantecate il tutto.

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Verdure di stagione in tavola, in un primo piatto magnifico, buono, cremoso e caldo, che piacerà anche ai Vostri bimbi: non spaventatevi per la presenza del radicchio, vi assicuro che è un risotto divino!

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Qualcuno di voi si chiederà come è possibile che io possa mangiare questo piatto, visto che il Caciocavallo è un formaggio che contiene lattosio, anche in percentuale bassissima. Sono sincera, ogni tanto mi concedo qualche piatto “con”, come li chiamo io, per abituare il corpo a tutti gli alimenti. Naturalmente lo faccio su consiglio di un medico, quindi per chi di voi fosse intollerante o avesse disturbi alimentari, appoggiatevi sempre ad una persona competente! Tornando alla mia intolleranza, ultimamente mi concedo qualche strappo in più grazie a Lactease e a questo nuovo prodotto messo in commercio: Lactease integratore alimentare di enzima lattasi, piccole compresse con lo scopo di idrolizzare il lattosio ingerito con il cibo e  trasformarlo in due zuccheri semplici, facilmente digeribili: glucosio e galattosio. In questo modo favorisce il processo digestivo del lattosio, ed evita che raggiunga il colon dove verrebbe fermentato dai batteri intestinali, contrastando la formazione di gas nell’intestino e prevenendo quindi l’insorgenza di eventuali disturbi gastrointestinali. Per chi avesse anche bimbi in casa con questo problema esiste anche la versione Lactease Junior. Oramai sono abituata a eliminare il lattosio dalla mia alimentazione, ma spesso privare anche al ciurma non mi va, quindi questo prodotto mi è e mi sarà molto d’aiuto!

 

Strudel salato con zucchine, fiori e taleggio (senza glutine)

Il mio piccolo blog… in questo periodo è un pò trascurato … ma purtroppo la vita ultimamente ci ha giocato qualche brutto tiro e il mio tempo va dedicato a chi in questo momento ha bisogno. Il mare che stiamo cavalcando è decisamente agitato, ma noi non molliamo, timone stretto tra le mani e via, affrontiamo le sfide e attendiamo le vacanze.
Mai come quest’anno ho ricevuto in dono tanti Fiori … di zucchina. Nessuno regalo è a me più gradito e la ciurma, amante di questo meraviglioso dono della natura, non aspetta altro che vederli comparire in tavola per gustarli ogni volta in modo diverso. Eh si, perchè sono talmente buoni e belli che si possono aggiungere a qualsiasi piatto, da pastasciutte a torte salate, e gustarli anche da soli nella classica versione ripiena! I giorni scorsi però ho deciso di utilizzarli insieme alle zucchine per farcire un semplicissimo strudel salato, in versione gluten free, reso ancora più gustoso e sfizioso grazie all’aggiunta del nostro adorato taleggio! Ricetta facile e veloce, perfetta come antipastino in tavola, ottima nel cesto da pic nic o semplicemente come piatto unico!
Una buona settimana a tutti!

Ingredienti:

1 rotolo di pasta millefoglie Shar senza glutine
2 zucchine
5 fiori di zucchina
200gr di taleggio DOP
basilico e menta freschi
olio evo q.b.
sale e pepe q.b.

Lavate le zucchine e tagliatele a fettine sottili per la lunghezza. Prendete una padella antiaderente, aggiungete un filo di olio evo e quando è bella calda fate cuocere le fette di zucchina un paio di minuti per lato (oppure potete grigliarle). Aggiustate di sale e pepe e fate raffreddare. Pulite i fiori di zucchina togliendo il picciolo interno, apriteli a libro, lavateli e asciugateli bene.
Stendete il rotolo di pasta sfoglia e adagiate sopra le fette di zucchina, i pezzettini di taleggio, qualche fogliolina di basilico e menta e a coprire il tutto i fiori di zucca aperti.

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Ora delicatamente arrotolate la sfoglia come uno strudel. Sigillate bene i bordi e infornate a 200° per 15/20 minuti.

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Fate raffreddare, tagliate a fette e servite!

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Melitzanosalata (salsa Greca di melanzane): per la Rubrica My Ricettarium di Claudia

E’ stato fantastico quando Claudia del blog My Ricettarium mi ha annunciato che per questo mese di Luglio sarei stata io a dovermi cimentare nella preparazione della sua ricetta per la Rubrica ” tu come cucineresti… “  : la Melitzanosalata (qui trovate la versione di Claudia). Una salsa fantastica, che io adoro, non solo perché è una ricetta tipica Greca (una cucina che mi piace molto) ma perché l’ingredienti principale è la MELANZANA, une delle mie verdure preferite, che non manca mai, e ripeto MAI, nel mio frigorifero!
Regole semplici: nessun ingrediente poteva essere sostituito nella qualità ma solo nella quantità e si poteva scegliere il tipo di cottura della verdura. Così ecco la mia versione differente proprio nella scelta della qualità di alcuni ingredienti (cipolla rossa di tropea, limone di sorrento, aceto fatto in casa dal suocero), una dose maggiore di pomodoro, meno prezzemolo (perché ultimamente infastidisce Serena) e la cottura sul barbecue della melanzana!

Ingredienti:

2 melanzane lunghe
1/4 di cipolla rossa di Tropea
1 limone di Sorrento
5 cucchiaini di aceto di vino bianco fatto in casa
1 cucchiaino raso di zucchero
2 pomodori pachino
5 foglie di prezzemolo
sale e pepe q.b.
4 cucchiai di olio extravergine di oliva + altro da aggiungere alla fine
Olive nere e basilico per decorazione

Lavate le melanzane, dividete a metà, ungetele leggermente e mettetele sulla griglia del barbecue, 5 minuti dalla parte tagliata e poi giratele dalla parte della buccia. Nel frattempo frullate la cipolla con i pomodorini, lo zucchero, l’aceto, il prezzemolo, i cucchiai di olio e il succo del limone.
Quando la melanzana è pronta, mettetela in un vassoio, fate raffreddare e poi scavate la polpa che aggiungerete agli altri ingredienti nel mixer. Frullate il tutto sino ad ottenere una bella crema. Assaggiate e aggiustate di sale, abbondante macinata di pepe e altro olio (circa due cucchiai).

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Potete versare questa salsa in vasetti sterilizzati aggiungendo qualche oliva nera e conservarla in frigorifero, per poi portarla in tavola, proprio durante una bella grigliata come ho fatto io, insieme a fette di pane tostato: una libidine!

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Con questa ricetta ho partecipato alla Rubrica di Cladia My Ricettarium

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