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Polpette di fagioli: C’Era una Volta… Giacomino e il Fagiolo Magico

GIACOMINO E IL FAGIOLO MAGICO

“In una casetta di pietra vivevano, molti e poi molti anni fa, una povera vedova e il suo unico figlio, che si chiamava Giacomino. Non possedevano che una mucca. La mucca dava loro ogni giorno una certa quantità di latte, e con la vendita del latte i due campavano, seppure miseramente.
Ma la mucca invecchiava, e allora la vedova l’affidò al figlio perché la portasse al mercato, dove avrebbe potuto venderla. Lungo la strada, Giacomino s’imbatté in un viandante, un tipo curioso, che propose al giovane un baratto.
“Stammi bene a sentire”, disse. “Se mi dai la tua mucca, io in cambio ti do cinque fagioli magici. Decidi”.
Giacomino ci rifletté su un bel po’. Non sapeva come comportarsi. Alla fine, attratto dalla supposta magia di quei fagioli, accettò: cedette la mucca ed ebbe i fagioli.
Giunto a casa, la madre si mise le mani nei capelli.
“Ma tu sei ammattito, figlio mio! E adesso con che cosa vivremo? Con i soldi avremmo comperato una mucca giovane, che ci avrebbe dato del buon latte fresco. Così invece siamo alla fame. Sciagurato ragazzo, non dovevo fidarmi di te!”.
Incollerita, la donna afferrò i cinque fagioli e li fece volare fuori dalla finestra. Poi entrambi andarono a dormire, senza nemmeno cenare.
L’indomani, non appena Giacomino, alzatosi, andò alla finestra, scorse, nel punto in cui erano stati gettati i fagioli, una pianta gigantesca. Un fagiolo così alto che non se ne vedeva la cima.
“Allora quei fagioli erano magici davvero”, pensò, “se in una sola notte hanno fatto crescere questa pianta smisurata. Voglio arrampicarmi per andare a vedere fin dove arriva”.
Trovatosi al di sopra delle nuvole, Giacomino dette uno sguardo attorno, e vide un castello. Con precauzione si staccò dalla pianta, constatò che le nuvole reggevano il suo peso, procedendo su di esse si diresse al castello e vi entrò.
Mettevano un po’ di paura l’androne, gli scaloni, le sale. Mentre egli s’incuriosiva nell’immaginare chi ne fosse il proprietario, si sentì dire da un vocione: “E tu che sei venuto a fare, qui? Chi sei?”.
“Mi sono perso”, mentì Giacomino, “ed è da ieri che non mangio. Sapeste che fame che ho!”.
Il vocione apparteneva alla padrona di casa, che era un’orchessa, cioè la moglie d’un orco. Ma, mentre l’orco era un violento, lei era mite, e provò simpatia per il ragazzo che le stava di fronte.
Perciò si dette da fare: offrì a Giacomino del latte caldo, e dei buoni dolcetti con lo zucchero sopra. Ma ecco che, all’improvviso, la casa rintronò, e si udirono dei passi pesanti come quelli d’un elefante.
“Presto, nasconditi, è l’orco che sta arrivando”, disse il donnone.
Mentre Giacomino trovava un rifugio, l’orco entrò dalla porta, mettendosi di traverso, sennò non ci sarebbe passato. Poi si stese su una poltrona larga quattro metri. Annusò, e sentì profumo di carne umana.
“Ci dev’essere un bambino, in questa casa”, sbottò.
Dal forno dove si era rifugiato, Giacomino tremava di paura. “Un bambino?”, finse di stupirsi l’orchessa. “Tu straluni ogni giorno di più. Di che bambini e bambini vai cianciando? Stai diventando vecchio, mio caro”. E intanto, per distrarre il consorte, gli mise davanti la cena, che consisteva in un capretto e in un barilotto di vino.
Saziatosi, l’orco cominciò a contare monete d’oro, cavandole da due sacchi. Zecchini, marenghi, fiorini. Un vero tesoro. Conta e riconta, alla fine si addormentò.
Allora Giacomino sgusciò dal forno, e riempì un sacchetto di quelle monete. Poi tornò al fagiolo che lo aveva fatto salire fin là, vi si abbrancò e prese a discendere.
“Meno male che l’orchessa era andata a prepararsi il letto”, pensava. “Altrimenti come avrei potuto fuggire, per di più con tutto questo denaro?”.
Ai piedi della pianta, ecco la madre di Giacomino, piangente e preoccupata per l’assenza del figlio.
“Dove sei stato, dove? Vuoi proprio farmi morire d’angoscia?”.
“Sono stato dove mi ha portato la pianta cresciuta dai fagioli magici. Ci credi, adesso, che erano magici?”. E le mise davanti il bel gruzzolo sottratto nella casa dell’orco.
Con quelle monete, madre e figlio vissero finalmente senza problemi, almeno per un bel po’.
Ma anche se erano tante, le monete finirono. Perciò Giacomino decise di tornare ad arrampicarsi sul fagiolo, raggiungere il castello dell’orco e prenderne altre. Per non farsi scorgere dall’orchessa, di nuovo trovò rifugio nel forno.
Risuonarono fragorosi i passi dell’orco che, appena entrato, fiutò l’aria e fiutò la presenza d’un bambino.
E di nuovo la moglie a dirgli: “Ma è proprio una fissazione! Tu straluni sempre peggio. Bisognerà chiamare il medico, un giorno o l’altro”.
Lo diceva convinta, l’orchessa, perché non aveva visto nessun forestiero da quelle parti. Così convinta, che l’orco si tranquillizzò e, cavatosi dall’enorme tasca del giaccone una gallina, si dette ad accarezzarla. Sotto quelle carezze, la gallina si accovacciò e fece, seduta stante, due uova d’oro. “Se ce la faccio, me la porto via”, pensava Giacomino dal suo nascondiglio. Così, non appena l’orco prese a russare, con un balzo afferrò la gallina e, tenendola ben stretta, dalla torre del castello balzò sulle nuvole e raggiunse la cima della pianta. Ma questa volta la fuga fu complicata.
“Al ladro, al ladro!”, gridava infatti la gallina, starnazzando. Per fortuna le foglie della pianta nascosero ben presto Giacomino dalla vista dell’orco che aveva cominciato a inseguirlo, e il ragazzo atterrò sano e salvo.
“Tutto lì?”, si stupì la madre. “Solo una gallina gli hai portato via?”.
“Aspetta”.
Giacomino l’accarezzò, come aveva visto fare all’orco, e la gallina depose due uova d’oro massiccio.
“La nostra fortuna è fatta, ragazzo mio!”, esclamò la madre.
“Lo so bene”, rispose Giacomino, che era più in gamba di quanto lei supponesse.
Grazie alle uova d’oro, Giacomino poté ordinare la costruzione d’un palazzo, dove entrambi andarono ad abitare. Un palazzo nel cui interno furono disposti quadri, arazzi, argenterie, vasellami, e le cui porte non venivano mai chiuse. Tutti potevano entrarvi e ristorarsi, soprattutto i diseredati: perché Giacomino aveva buon cuore, e non dimenticava i tempi difficili della sua povertà.
Un triste giorno, però, la madre di Giacomino cadde ammalata, di un male che i medici non riuscivano a capire. Era come se non le importasse più di vivere. Aveva perduto il sorriso. Non provava entusiasmo per nulla. Inoltre rifiutava il cibo, e perciò deperiva, chiusa in una profonda malinconia.
Giacomino fece venire a palazzo clowns e giullari perché, con i loro giochi, con i loro scherzi, le risollevassero il morale. Ma non ci fu nulla da fare.
Decise allora di tornare nel castello dell’orco, sperando di trovarvi in qualche modo un rimedio. Si arrampicò di nuovo sul fagiolo, raggiunse il castello, e qui, senza farsi scorgere da nessuno, si rifugiò dentro una pentola e attese gli eventi.
Ed eccolo, l’orco, giungere con i suoi passi pesanti. Cenò, poi trasse da una cassapanca un’arpa magica, e lo strumento iniziò a suonare, da solo, una melodia dolcissima: così dolce che l’orco, dopo aver sorriso e poi riso di gusto, si addormentò.
Lesto, Giacomino scattò fuori dalla pentola, prese al volo l’arpa e fuggì verso il fagiolo per ridiscendere a terra. Ma l’arpa non voleva saperne di lasciarsi rapire.
“Padrone, padrone!”, gridava rivolta all’orco. “Svegliati. Mi stanno rubando!”.
E Giacomino: “Zitta! Taci una buona volta. Ti porterò dove starai molto meglio di qui”. E intanto correva. La pianta si avvicinava, però si avvicinava anche l’orco, che gli era quasi alle calcagna.
Come Dio volle, il ragazzo raggiunse prima la chioma, poi il fusto della pianta e, con il fiato grosso e il cuore che gli batteva forte, cominciò a scendere, a lasciarsi scivolare verso il basso. Non aveva ancora toccato terra, che l’arpa si mise a suonare una nuova melodia, ancora più dolce. Ed ecco, per incanto, la madre di Giacomino sorridere, farsi incontro al figlio, abbracciarlo. Sembrava addirittura ringiovanita, ed era di sicuro guarita, grazie a quel suono. Tuttavia Giacomino non ebbe tempo di rallegrarsi, perché s’accorse che la pianta oscillava. Oscillava sotto il peso dell’orco che, trovata la strada, scendeva a riprendersi l’arpa, e si può immaginare quanto fosse arrabbiato.
Non c’era un minuto da perdere. Giacomino corse a prendere una scure e vibrò contro il fagiolo molti colpi ben assestati. Gli stivaloni dell’orco erano già in vista, quando la pianta cedette, trascinando l’orco in un burrone. Inutilmente l’orchessa lo cercò per ogni dove: egli era caduto giù, a terra, ai piedi della pianta e lì giaceva esanime. La madre di Giacomino si avvicinò al gigante: egli era gravemente ferito. La sua recente infermità le aveva fatto conoscere le sofferenze della malattia e capire a fondo che ammalarsi dipende molto più dall’animo che dal corpo, ed ora era ben decisa ad evitare che l’enorme essere che le era disteso innanzi morisse Perciò fece chiamare i più bravi medici del regno, perché si prodigassero nelle migliori cure. Poi si rivolse a Giacomino: “Figlio mio adorato, durante questo lungo periodo di malattia ho riflettuto e compreso la gravità delle azioni che hai compiuto nel regno del gigante con la mia complicità. Ora l’orco sta per morire a causa nostra.”
Giacomino la guardò con attenzione ed ella continuò: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa. Nulla ha più valore della vita, che appartiene a tutti gli esseri, dal più grande al più minuscolo che esista. Ora non ci resta che pregare affinché l’orco si salvi!”.
E Orco si salvò. Ormai guarito, e divenuto assai gentile dopo la guarigione, prese Oca ed Arpa e salì sul monte più alto del paese dal quale, con un enorme balzo, tornò a casa, felice di riabbracciare la sua famiglia.”

Dall’originale di Richard Walker

Questa è una delle prime favole che raccontavo a Serena quando ha iniziato ad andare in prima elementare: Giacomino insegna ai bambini come sia possibile, usando nel modo migliore la propria intelligenza e il proprio senso pratico, superare le difficoltà della vita e le paure. Ma, cosa più importante, fa capire ai nostri bambini il valore della vita: “Perdonami se ti ho tratto in inganno, se ti ho fatto credere che il denaro, la ricchezza fossero più importanti di un animo candido, della vita stessa.” Le parole della mamma di Giacomino sono impresse nella mia mente da sempre, sin dalla prima volta che ho letto da ragazzina questa favola. E ogni giorno, mi riprometto di “insegnarle” alle mie bimbe. In una società fredda e attaccata ai beni materiali come la nostra, è importantissimo ricordarsi e tramandare i VALORI di una volta, i valori e i sentimenti di cuore che fanno bene all’uomo! Qualcuno sicuramente dirà che è più facile da dire che da fare… ma ci avete mai provato? io ci provo ogni giorno e andrò avanti a farlo, figlie e nipoti che verranno! La vita è unica e sola, e come dice la mamma di Giacomino :” appartiene a tutti gli esseri umani, dal più grande al più minuscolo che esista”! VIVA LA VITA!

E ora venite con me in cucina, dove Greta e Serena mi hanno aiutato a preparare queste deliziose POLPETTE AI FAGIOLI , senza glutine e senza lattosio, buonissime, tenere, saporite e leggere! Vi avviso… preparatene un po’ di più, perché una volta che ne avranno assaggiata una, non smetteranno più di mangiarle!
Vi avevo già proposto in precedenza qualche versione di Polpette ai fagioli e quelle ai legumi: quella di oggi prevede l’uso di fagioli borlotti, fagioli neri, fagioli dall’occhio e tantissimo basilico che conferiscono a queste polpettine un bel colore verdognolo acceso. Approfittiamo di queste temperature ancora calde per sfruttare le mie piantine di basilico! Tutti pronti? Allacciamo il grembiule e laviamoci le mani: si comincia!

Ingredienti per 15 polpette:

80gr di fagioli borlotti
80gr di fagioli neri
80gr di fagioli dall’occhio
20 foglie di basilico fresco
10 foglioline di menta
50gr di parmigiano reggiano
sale q.b.
pangrattato senza glutine q.b.
semi di sesamo q.b.
olio evo q.b.

Come per la maggior parte dei legumi è necessario tenere in ammollo i fagioli per una notte, poi sciacquarli bene e cuocerli in acqua bollente (senza sale) per almeno 35/40 minuti. Se volete velocizzare i tempi usate i fagioli in scatola al naturale: mi raccomando scolateli bene! Una volta cotti non vi resta che versarli in una ciotola, unire il basilico, la menta, il parmigiano reggiano (che vi ricordo stagionato 48 mesi non contiene lattosio), un cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo.

Per rendere le polpettine più carine e gustose, abbiamo optato per due panature differenti: la classica con il pangrattato e una con i semi di sesamo.
Prendete un pochino di impasto per volta, date la forma che più vi piace e fate passare le polpettine nel pangrattato o nei semi di sesamo.

Disponete una foglio di carta da forno leggermente unto e una volta terminato l’impasto infornate a 180° per 20 minuti circa, girando le polpettine a metà cottura!

Eccole qui, semplici e buonissime!

Polpette di legumi e broccoli: “Ohana”

“Ohana significa famiglia. E famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato” (Lilo & Stitch)
La famiglia è un bene prezioso che oggi più che mai, in questa società piena di egoismo, odio e rancori, va difeso e trasmesso ai nostri figli. Noi siamo per loro un esempio, noi gli affidiamo il nostro bagaglio di conoscenze, da noi dipende tutto. Amore e rispetto sono le basi di una famiglia unita: un genitore che trasmette questi valori al proprio figlio, darà a lui la possibilità di capire il peso dato ai gesti e alle parole. Ieri la piccola Greta, mentre stavamo facendo un puzzle sul tappeto con Serena, è venuta fuori dal nulla e ha esclamato “Siamo proprio una bella famiglia mamma!”. Mi ha lasciato senza parole… ed è in questi momenti che capisci di aver fatto un buon lavoro, le rinuncia e i sacrifici fatti per amore portano amore!  Stamattina mi sono svegliata così, felice, serena e fiera di me, di noi, di quello che siamo ogni giorno… di quello che sono le mie bimbe e di quello che sono certa diventeranno. Tra un puzzle e l’altro naturalmente ci siamo messe ai fornelli: oramai la cena la preparo sempre affiancata da Greta, mentre Serena aspetta comodamente di fare l’assaggio! Ieri sera POLPETTE, senza carne ma utilizzando un mix di legumi. Vi avevo già proposto le polpette di fagioli, questa volta ai fagioli  ho aggiunto  lenticchie e ceci e, visto che avevo dei  broccoletti già lessati, ho pensato di aggiungerci anche questi: ragazzi miei che polpette, buonissime!!! Io avevo tempo e li ho cotte in forno, ma anche in padella verranno buone uguali, se non di più! Un piatto unico, senza glutine, senza lattosio, senza uova, sano, veloce, completo. Una polpettina tira l’altra, croccanti fuori e morbide dentro e l’aggiunta delle verdure fa si che rimangano di una soffice consistenza e umide al punto giusto!

Ingredienti:

200gr di fagioli cannellini lessati bio Alce nero
200gr di ceci lessati bio Alce Nero
100gr di lenticchie Alce nero già lessate.
150gr di brocolletto già lessato
basilico 5 foglie
farina di ceci q.b.
pangrattato senza glutine q.b.
sesamo q.b.
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.

Le lenticchie sono uno dei piatti presenti settimanalmente in tavola: la ciurma le adora semplicemente come contorno al pomodoro, quindi per me è facile averle a disposizione già lessate. In alternativa potete prendere quelle già lessate pronte, come ho fatto io con ceci e fagioli, oppure se preferite usare legumi secchi basta lasciarli in ammollo 8 ore e poi lessarli. Una volta che avete tutti i legumi cotti, uniteli nel bicchiere del mixer insieme al broccoletto, a qualche foglia di basilico e frullate il tutto. Aggiustate di sale e pepe e aggiungete farina di ceci piano piano per asciugare leggermente il composto che deve rimanere comunque piuttosto morbido. Ungetevi le mani, prelevate un pochino di composto per volta e formate una polpettina tonda, passatela poi nel mix di pangrattato e sesamo e schiacciatela con il palmo della mano, modellando i bordi: dovete creare una sorta di “mini-hamburger”. Quando utilizzo il forno, preferisco appiattire un pochino le polpette per permettere una cottura più veloce, così che non si secchino troppo. Ma a voi la scelta della forma!
Ricoprite con un foglio di carta forno una teglia, ungetela leggermente e disponete le polpette.

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Spolverate con sale e infornate a 200° per 15/20 minuti circa, girandole dopo una decina di minuti.

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Le polpette sono pronte!

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La piccola Greta le adora con pomodori in insalata e salsa rosa … quindi mescoliamo maionese vegana e ketchup e voilà, la cena è pronta!

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Penne con fagioli e pomodorini: stimoliamo il metabolismo pt.9

Il Martedì è dedicato a noi Donne, la Rubrica “Bellissime Mamme” vi propone ogni settimana qualche suggerimento per stare in forma. Già da qualche settimana ci stiamo occupando del metabolismo, di come stimolarlo con il cibo e abbiamo visto quali sono i 15 alimenti che ci possono aiutare. FB_IMG_1435238875347 Dopo aver parlato di POMPELMO,Tè VERDE, YOGURT, MANDORLE, CAFFè, TACCHINO, MELA E SPINACI, oggi portiamo in tavola i FAGIOLI. Ne abbiamo parlato tanto qui: I fagioli sono molto nutrienti e, ricchi di vitamine A, B, C, ed E, contengono inoltre sali minerali e oligominerali, come potassio, ferro, calcio, zinco e fosforo. Contengono molto amido resistente, che, oltre a dare un senso di sazietàfa assorbire circa la metà delle calorie assunte. Inoltre riducono la glicemia, aiutano a produrre l’acido di butirrato il quale aiuta a bruciare i grassi
più velocemente. Studi scientifici dimostrano che il butirrato migliora la funzione mitocondriale nelle cellule, portando una diminuzione del grasso. I fagioli pertanto stimolano il metabolismo rallentando la velocità con cui i livelli di zucchero aumentano nel sangue, quindi controllano i valori della glicemia. Cercate di aggiungere più fagioli alla vostra dieta almeno 3 volte a settimanaimages (22)Vi ricordo inoltre che sono un perfetto sostituto della carne, perché alimento molto proteico.  In natura esistono più di 500 varietà di fagioli alcune delle quali molto comuni nella nostra cucina: i borlotti, i cannellini, il bianco di spagna, i fagioli dell’occhio. Negli ultimi anni altre varietà sono entrate nella nostra cultura alimentare, come quelli neri, quelli rossi e gli azuki. Insomma, avete un ampia scelta davanti a voi, la cosa importante è usufruire al meglio di questo straordinario alimento che la natura ci regala. E in cucina? La nostra tradizione culinaria offre tantissime ricette con i fagioli, basta prepararle in versione light, più leggera e senza troppi grassi. Questo legume, insieme a ceci e lenticchie, è presente spesso sulla mia tavola: vi avevo per esempio proposto le polpette, leggere e gustose, adatte a tutta la famiglia, così da sentirsi meno “a dieta” da soli.  Oppure un buonissimo risotto con le vongole e fagioli, leggero e gustoso, o semplicemente polenta e fagioli, un antipasto sfizioso che si trasforma in un perfetto piatto unico. Oggi invece voglio rivisitare un classico della nostra cucina: la pasta e fagioli, una delle mie preferite! La ricetta classica prevede pasta corta tipo ditalini e un sugo leggermente brodoso (ma varia da zona a zona). Io invece utilizzo delle penne, in questo caso ho usato la pasta Dolce Vita, a basso indice glicemico e con chitosano, che riduce l’assorbimento dei grassi ossidati assunti con l’alimentazione e pertanto aiuta a mantenere un adeguato livello di colesterolo nel sangue. Un condimento semplicissimo: pomodorini pachino (lo so sono fuori stagione, ma oramai li trovate tutto l’anno e io, amante come sono di questo alimento, non posso farne a meno mai) e fagioli, nel mio caso i miei preferiti, i bianchi di spagna, leggeri e corposi, gustosi ma delicati. Qualche spezia, un po’ di erbe aromatiche e il gioco è fatto: in 15 minuti portate in tavola un primo piatto buonissimo e SANO, completo e senza lattosio, che vi aiuterà a rimanere in forma senza dover rinunciare ai piaceri della tavola. Non mi resta che lasciarvi la ricetta!

Ingredienti:

80gr di pasta Dolce Vita (oppure integrale o senza glutine per i celiaci)
50gr di pomodorini pachino
50gr di fagioli Bianchi di Spagna al naturale
1 cucchiaio di olio evo
curcuma q.b.
pepe q.b.
timo q.b.
sale q.b.

Mentre la pasta cuoce dedicatevi al sugo: in una padella con l’olio mettete i pomodorini tagliati a metà, aggiungete un pochino di timo e una generosa spolverata di pepe. Fate cuocere a fuoco medio per 5 minuti: devono rilasciare la loro acqua formando un sughino ma restando compatti. Spegnete la fiamma e unite i fagioli ben scolati dalla loro acqua e risciacquati, una punta di curcuma e aggiustate di sale. Mescolate bene il tutto. Scolate la pasta al dente e versatela nella padella del sugo. Riaccendete la fiamma e fate saltare il tutto un minuto.

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E’ Pronto, a tavola!

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Vi aspetto Martedì prossimo con l’alimento n.10!

Risotto vongole e borlotti: Yessss… anche la seconda è andata!

Voi non potete capire la mia soddisfazione nel vedere Serena mangiare i fagioli: ricordo ancora quando, se li vedeva nel piatto, si alzava da tavola e si rifiutava di mangiare. Grazie di cuore alla cucina toscana che con i suoi fagioli all’uccelletto ha fatto apprezzare questo legume alla mia principessa, portandola a diventare meno diffidente quando li trova nel piatto. Così, dopo le mie polpettine di fagioli, ho voluto provare a lasciarli interi: non potevo che fare il risotto, primo piatto adorato in famiglia!
E’ nato un mare e monti: pesce, in questo caso delle vongole (i lupini, quelle piccoline che avevo usato anche qui per condire gli spaghetti) e i nostri borlotti. Un risotto buonissimo, profumato di mare grazie all’aggiunta dell’acqua delle vongole in cottura e delicatamente cremoso con la purea di parte dei fagioli.
Voi sapete che le ricette che pubblico devono essere approvate dalla ciurma, in particolare dalle due monelle: la mia filosofia non cambia, i bambini devono imparare a mangiare tutto gradualmente(salvo casi di allergie o altro naturalmente) cercando di capire loro stessi quali sono gli alimenti preferiti e noi mamme dobbiamo avere la pazienza, la costanza e la fantasia di portare in tavola tutto, sempre in modo diverso per non annoiarli!
Il risotto è stato divorato, forse avrei anche dovuto farne in maggiore quantità visto che mi hanno chiesto il bis! Ora non mi resto che preparare i fagioli all’uccelletto, su richiesta esplicita di Serena e vedere se anche Greta apprezza. Un’altra sfida mi attende… la favola continua con profumi toscani!

Ingredienti:

350gr di riso carnaroli
350gr di borlotti lessati
500gr di vongole lupini
1 spicchio d’aglio
1 bicchiere di vino bianco
brodo vegetale + acqua delle vongole
prezzemolo
olio evo
sale q.b.
peperoncino facoltativo

Mettete le vongole in una padella con olio e aglio in camicia, coprite e fate aprire a fuoco vivace. Sgusciatele, filtrate il liquido di cottura e tenete da parte.
Frullate più della metà dei fagioli

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mettete la purea ottenuta in un tegame con i restanti fagioli interi, un cucchiaio di olio, aggiustate di sale e cuocete per un paio di minuti.
Preparate il risotto versandolo in una capiente pentola e fatelo tostare con due cucchiai di olio evo, bagnate con il vino bianco, fate evaporare e proseguite la cottura con il brodo caldo. Quando è quasi pronto unite l’acqua filtrata, il condimento di vongole e quello di fagioli, mescolate bene e portate a cottura finale.

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Decorate con prezzemolo fresco e servite in tavola.

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Per i grandi vi consiglio una spolverata di peperoncino: una bomba!!

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Fagioli

Il fagiolo, Phaseolus vulgaris, è una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle Leguminose Papillionacee. Fu importato nei Paesi Europei dai Conquistadores dopo la scoperta delle Americhe. Le varietà sono innumerevoli, le più conosciute sono i cannellini e i borlotti, ma sul territorio italiano ne esistono altri come gli zolfini della toscana, i lamon del Veneto, i fagioli all’occhio e i fagioli neri. Questi semi sono contenuti in baccelli che si aprono grazie ad una pergamena. I baccelli privi di pergamena sono invece chiamati fagiolini o cornetti ed è coltivata non per i semi ma per l’intero frutto da consumare fresco dopo la cottura.

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I fagioli sono molto nutrienti e, ricchi di vitamine A, B, C, ed E, contengono inoltre sali minerali e oligominerali, come potassio, ferro, calcio, zinco e fosforo. Essendo legumi, i fagioli sono ricchi di lecitina, un fosfolipide che favorisce l’emulsione dei grassi, evitandone l’accumulo nel sangue e riducendo di conseguenza il livello di colesterolo.
Tutti i tipi di fagioli contengono molta fibra, amido e zuccheri. Nella medicina popolare i baccelli e i pericaripi di questa pianta vengono utilizzati per le proprietà diuretiche e antidiabetiche , infatti tante erboristerie la pianta del fagiolo viene sfruttata per la preparazione di tisane depurative e diuretiche.

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I fagioli saranno protagonisti nel mese di Settembre di tante buone ricette, in particolare per i piccoli di casa, che spesso faticano a mangiare questo legume, ottimo sostituto della carne!

Fasuoli cu l’Accia : ricetta della nonna in tavola

Una ricetta tipica siciliana che la nonna, quando eravamo piccoli, preparava spessissimo: semplicemente zuppa di fagioli cannellini con Sedano! Ieri sera tirava un vento freddo e ho pensato di preparare questa zuppetta calda prima di tuffarci nei festeggiamenti per il compleanno di Greta! Un piatto semplicissimo, molto gustoso e ideale nella stagione invernale. Io, in tutta onestà, lo preferisco anche tiepido, come tante altre zuppe e lo porto in tavola tutta la stagione. Accompagnato da bruschette di pane caldo diventa un perfetto piatto completo: leggero e genuino proprio come piace a noi! La ciurma apprezza sempre volentieri questi tipi di piatti e, proprio grazie a ricette del genere, le monelle hanno imparato ad apprezzare i fagioli! Eccovi un’altra bella ricetta dalla cucina tipica della mia amata Sicilia … grazie nonna!

Ingredienti per 4 persone:

300gr di fagioli cannellini in scatola
2 cipolline bianche
4 gambe di sedano
rosmarino fresco tritato
brodo vegetale o acqua
olio evo
sale q.b.
pepe q.b.

Mettete tutti gli ingredienti a freddo in un tegame con un filo di olio evo e lasciate insaporire per un paio di minuti. Aggiustate di sale e aggiungete un paio di mestoli di brodo facendo cuocere per una mezzoretta.

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I fagioli dovranno un pochino sfaldarsi creando una sorta di cremina.

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Servite la zuppa con un filo di olio a crudo, una macinata di pepe e del pane caldo!

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